La Bce conferma i tassi e fa una sorpresa ai mercati: toglie dal tavolo l’opzione di aumentare Qe

Rimossa la parte che apriva a un ampliamento degli acquisti in caso di necessità. Draghi allontana la crisi: "Crescita più forte del previsto"

(Teleborsa) L’appuntamento “caldo” della settimana era sicuramente la riunione della BCE. Come da copione, alle 13:45 l’Eurotower ha annunciato le sue decisioni sui tassi. Confermate le previsioni della vigilia che preannunciavano una linea di continuità, senza cioè cambiamenti di rilievo alla politica monetaria. La BCE, dunque, ha confermato come previsto a zero il principale tasso di interesse nell’area euro, allo 0,25 per cento il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginali e al meno 0,40 per cento il tasso sui depositi parcheggiati dalle banche presso la stessa istituzione. Ma c’è una novità importante.

COMUNICATO CON SORPRESA – Primo piccolo segnale di normalizzazione della linea da parte della Banca centrale europea. Nella sua comunicazione formale sulle decisioni di politica monetaria, infatti, l’istituzione ha rimosso l’opzione di procedere ad aumenti dell’ammontare del programma di acquisti di titoli, il quantitative easing attualmente previsto durare al ritmo di 30 miliardi di euro al mese fino al settembre del 2018. Precedentemente, su questo aspetto il comunicato diffuso al termine del Consiglio direttivo aggiungeva invece che il direttorio stesso era “pronto a incrementare il programma di acquisto di attività in termini di entità e/o durata”. 
A parte questo aspetto significativo, la comunicazione è rimasta invariata. E quindi il Qe stesso resta confermato fino a settembre e resta aperta anche la possibilità sui ulteriori proroghe. 

Subito dopo, riflettori puntati sulla conferenza stampa di rito, che segue l’annuncio, tenuta dal presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, il quale ha ribadito che l’inflazione resta debole e servono ancora gli stimoli per arrivare all’obiettivo di prezzi vicini al +2% nel medio termine. L’Eurotower ha aggiornato le stime sulla zona euro: leggera flessione per l’inflazione con 1,4% quest’anno (come previsto a dicembre), 1,4% nel 2019 (da 1,5%) e 1,7% nel 2020 (confermato).

“MEGLIO DEL PREVISTO” – Meglio la crescita quest’anno (2,4% contro il 2,3% stimato a dicembre), confermati il +1,9 e il +1,7% del prossimo biennio.

SUI DAZI – Piuttosto prevedibile che a catturare l’attenzione degli addetti ai lavori, fossero anche quesiti sull’esito elezioni in Italia e dei dazi USA, con il governatore che ha sottolineato che un “protezionismo in aumento” e altri fattori globali, come l’andamento del cambio dell’euro, potrebbero rappresentare dei rischi per la crescita attesa per l’Eurozona.

E SULL’ESITO DEL VOTO IN ITALIA – Sulle elezioni italiane, invece, Draghi non ha espresso giudizi ma ha ricordato che la disciplina fiscale è necessaria laddove ci sia alto debito pubblico.

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