La batteria al rabarbaro è innovazione italiana

Il frutto del lavoro di un team visionario di imprenditori e scienziati

Quello che stiamo per raccontare riguarda la felice realtà di un “un team visionario di imprenditori, scienziati e ingegneri appassionati di tecnologie per l’energia e di innovazione”.  Questa è la definizione con la quale i manager della Green Energy Storage descrivono sé stessi. L’azienda, completamente italiana, sta per commercializzare il frutto di studi avanzati portati avanti dalla Harvard University e perfezionati dai ricercatori dell’Università di Roma “Tor Vergata” assieme a quelli della Fondazione Bruno Kessler di Trento.

Si tratta di una batteria di nuova concezione pensata per superare il più grande difetto dei sistemi di produzione elettrica da fonti rinnovabili: l’impossibilità di accumulo per sopperire ai momenti di mancata produzione del sistema come, ad esempio, la notte per gli impianti fotovoltaici e la mancanza di vento per quelli eolici. Questo è il “tallone di Achille” di quasi tutti gli impianti ad energia rinnovabile che rende “schiava” l’utenza della rete elettrica dei tradizionali gestori a meno di non utilizzare dispositivi il cui impatto ambientale è ben lontano dall’essere ecologicamente sicuro.

Rispetto ai tanti progetti di ricerca portati avanti in tutto il mondo per risolvere il problema dello “stivaggio” di energia in maniera efficiente, poco costosa e sicura per l’ambiente, la soluzione dell’azienda italiana sembra essere rivoluzionaria perché si basa su materiale organico completamente riciclabile.

La soluzione si chiama “batteria a flusso” e utilizza una molecola organica, il chinone, prodotta dalle piante durante la fotosintesi. In particolare la pianta del rabarbaro sembra essere particolarmente vocata per la produzione di tale sostanza che risulta anche facilmente estraibile garantendo un parametro fondamentale: il basso costo.

Gli step industriali del progetto prevedono la realizzazione di batterie con capacità superiori al chilowattora entro il 2016 e la commercializzazione di accumulatori con maggiore capacità entro il 2017. D’altra parte l’azienda è conscia che le proprie forze non sono sufficienti a sostenere lo sforzo e dovrà fare ricorso a partnership per completare quello che, sia sul piano industriale che ambientale, è un progetto molto ambizioso ed entusiasmante.

La batteria al rabarbaro è innovazione italiana