Kazakistan di nuovo sull’orlo del baratro economico

Nazarbayev, Presidente del Kazakistan, il più grande produttore di energia dell’Asia Centrale, ha avvertito il governo del suo paese di prepararsi a sopportare un’ormai prossima crisi economica, preannunciando effetti dolorosi.

E’ impossibile prevedere miglioramenti sostanziali per il breve termine, con seri rischi che la popolazione possa subire ancor più danni economici rispetto alla crisi del biennio 2007-2009.

Il bilancio delle entrate statali è sceso del 40%, dopo il crollo dei prezzi petroliferi, come ha ribadito lo stesso presidente kazako in una dichiarazione comparsa sul proprio sito web.

“La nostra gente deve aver ben chiaro il momento che sta vivendo, il che significa un calo dei profitti delle nostre società, una riduzione del reddito e la possibilità di tagli”, ha detto Nazarbayev. “Dobbiamo avere un programma a sostegno dei gruppi socialmente più vulnerabili.”

Il Kazakistan ha abbandonato il tasso di cambio gestito lo scorso agosto, per le forti preoccupazioni sul rallentamento cinese e la velleitaria ripresa dei prezzi del greggio. Le autorità finanziarie del paese sono nuovamente intervenute per sostenere la propria valuta, il tenge kazako, dopo che la volatilità è salita ai livelli più alti del mondo con contestuale svalutazione fino al minimo record di 299,99 tenge per ogni dollaro USA.

Il 15 ottobre scorso, la banca centrale kazaka, come peraltro riportato da Bloomberg, ha detto che 3 miliardi di dollari saranno venduti dal fondo National Oil sul mercato aperto, dopo che l’ente regolatore ha speso 1,7 miliardi di dollari per assorbire le oscillazioni del tenge.

Nel 2009, il Kazakistan svalutò il tenge di circa il 20%, spendendo poi 10 miliardi di dollari per sostenere l’economia e altri 20 miliardi di dollari per il salvataggio di tre istituti di credito del paese.

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