Katainen gela l’Italia su una possibile ulteriore flessibilità di bilancio

(Teleborsa) – Non si placano le discussioni sulla flessibilità di bilancio richiesta dall’Italia, nonostante ieri Pierre Moscovici abbia dichiarato che la risposta arriverà a maggio. “Daremo le nostre risposte a maggio, sulla base delle regole e con spirito di sostegno alle riforme senza contravvenire al Patto”, ha precisato il commissario europeo agli Affari economici, aggiungendo: “sono persuaso che lo spirito di dialogo e compromesso debba sempre prevalere sullo scontro”.

Se Moscovici ha tentato di stemperare gli animi sulla vicenda, dopo i ripetuti scontri tra Roma e Bruxelles, non ha fatto altrettanto Jyrki Katainen. Intervistato a SkyTG 24 economia, il vicepresidente della Commissione europea ha dichiarato che non c’è spazio per concedere ulteriori margini di flessibilità sui conti pubblici dell’Italia. Se Roma “continuerà ad avere un deficit così alto e non rientrerà del debito si troverà in una situazione molto fragile e non credo che ci sia ulteriore spazio di manovra per rendere le regole ulteriormente flessibili perché c’è il rischio che il Paese perda credibilità sui mercati internazionali”.
“Le nostre regole sono già molto flessibili – ha aggiunto Katainen –  e l’Italia è il paese ha beneficiato di più di questa flessibilità. Abbiamo preso in considerazione tutti gli elementi di flessibilità possibili e previsti dalle nostre regole. Se dovessimo andare avanti con ulteriore flessibilità vorrebbe dire che non abbiamo più regole”.
Proprio ieri Moscovici ha definito “non indifferente” l’ammontare di flessibilità richieste dall’Italia, pari allo 0,8% del PIL nel 2016.

Questo commento arriva proprio nel giorno in cui sono state diffuse le previsioni d’inverno della Commissione europea, che indicano solo un leggero calo del debito pubblico italiano dopo il picco del 2015, dal 132,8% al 132,4%. Cresce invece la stima sul rapporto deficit/PIL al 2,5% dal 2,3% indicato a novembre, facendo crescere i rischi di procedure contro l’Italia per mancato rispetto degli impegni.

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