Italian Maritime Economy, SRM: “Trasporti marittimi e logistica valgono circa il 12% del PIL globale”

(Teleborsa) – Il trasporto marittimo continua a rappresentare il principale “veicolo” dello sviluppo del commercio internazionale: il 90% delle merci viaggia via mare. I trasporti marittimi e la logistica valgono circa il 12% del PIL globale. Si stima per il 2021 un aumento del 4,2% dei volumi di traffico marittimo che raggiungeranno 12 miliardi di tonnellate, superiori ai livelli pre-Covid-19 mentre per il 2022 le stime parlano di un ulteriore incremento del 3,1%. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto Annuale “Italian Maritime Economy” presentato oggi a Napoli presso il Grand Hotel Vesuvio, da SRM, Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo. Un evento svolto back-to-back con l’Euro Mediterranean Investment Forum organizzato da FeBaf (Federazione delle Banche, Assicurazioni e Finanza).

Nel dettaglio il Rapporto “Italian Maritime Economy” 2021 analizza i fenomeni emersi con la pandemia e gli accadimenti che stanno impattando sul nostro sistema logistico-marittimo, come il blocco del Canale di Suez, il rialzo dei noli marittimi e del prezzo del petrolio, la Port Congestion, le Blank Sailing. Il volume – che si avvale anche dei contributi internazionali delle Universita` di Amburgo, Anversa e dello Shanghai International Shipping Institute – guarda inoltre alla ripresa e al futuro post-pandemia, evidenziando le sfide che ci attendono in termini di competitivita`, sostenibilita` e opportunita` da cogliere. La valenza geostrategica del Mediterraneo, i fondi europei stanziati con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a favore della portualita` e della logistica, i Green Port e le nuove frontiere energetiche (come idrogeno e GNL).

“La combinazione fra il rapporto annuale sull’economia marittima e l’Euro Mediterranean Investment Forum – afferma Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo – sottolinea come la finanza sia indispensabile per rafforzare i legami fra le due sponde del
Mediterraneo, sostenendo gli investimenti produttivi e gli scambi commerciali, per i quali il sistema logistico portuale è essenziale. La filiera marittimo-portuale crea direttamente 46,7 miliardi di valore aggiunto e oltre 885mila occupati, ed e` un pilastro essenziale per il resto del tessuto produttivo italiano, industria, servizi e turismo. La movimentazione di merci e passeggeri alimenta e stimola le attivita` produttive, l’innovazione, la ricerca e la formazione. Oggi, a maggior ragione, essendo questi temi una parte rilevante delle priorita` indicate nel PNRR, il nostro impegno continua con forte determinazione in questa direzione”.

“La ricerca – spiega Massimo Deandreis, direttore generale SRM – mostra gli impatti della pandemia sul settore marittimo con particolare riferimento al Mediterraneo ed evidenzia come si sono modificati gli scenari: aumento dei noli, porti congestionati, oscillazioni del prezzo delle materie prime e forte spinta verso la sostenibilita`. Fattori che hanno reso le analisi e lo studio delle dinamiche del mare molto complesse. Emerge come sia in corso un processo di regionalizzazione della globalizzazione e del commercio mondiale in cui il Mediterraneo si trova ad essere il punto di congiunzione tra 4 aree (Asia, Africa, UE e Nafta) sempre piu` in competizione tra loro. Questo si traduce anche in una spinta all’accorciamento delle catene del valore europee. Tutto questo, se si investe in portualita` e logistica, puo` essere una straordinaria opportunita` di crescita per l’Italia e per il Mezzogiorno in particolare. Nel PNRR si trova questa visione e ci sono le risorse. La vera sfida e` attuarlo in fretta e bene”.


Per il 2025 – si legge nel Rapporto – la movimentazione container a livello mondiale crescera` a ritmi del 4,8% medio annuo e raggiungera` 1 miliardo di TEU (Europa +3,9%, Africa +4,9%, Far East +5,3%, Middle East +4% e Nord America +3,6%). Il Canale di Suez, nell’anno della pandemia ha mostrato una notevole resilienza superando il miliardo di tonnellate di merci, con un numero di transiti pari a quasi 19mila navi. È dunque rimasto uno snodo strategico per i traffici nel Mediterraneo continuando a rappresentare il 12% del traffico mondiale ed il 7-8% di quello petrolifero.

Sul fronte dei porti i grandi fenomeni che hanno impattato sugli equilibri del traffico marittimo, specie sulle rotte Far East-Mediterraneo e Far-East USA, sono stati la congestione che c’è stata a causa dei contagi, i super rialzi dei noli, la mancanza di container vuoti e le blank sailing (rotte cancellate). I noli hanno raggiunto livelli record sulle principali rotte e non mostrano ancora segni di rallentamento; si stima saranno alti nel 2021 con un +22,6% e un riassestamento pari al -9,4% nel 2022. Proseguono il gigantismo navale e il dominio delle grandi alleanze sulle rotte strategiche; gli ordinativi delle navi oltre 15mila teus sono previsti crescere del +17% al 2023.

Vi e` stato – evidenzia il Rapporto – un sensibile aumento del trasporto ferroviario sulla via Cina-Europa e viceversa. Nel primo trimestre 2021, il numero di treni merci ha toccato il record di3.345 convogli, in aumento del 79% sullo stesso periodo del 2020. La ridefinizione di alcune supply chain su scala regionale riportera` in Europa alcune filiere e cio` potra` favorire ulteriormente la crescita del trasporto marittimo a corto raggio per il quale il Mediterraneo ha gia` una posizione di leadership in ambito europeo.

In Italia la componente internazionale del trasporto marittimo e` sempre rilevante. Nel 2020 il valore degli scambi commerciali via mare dell’Italia e` stato pari a oltre 206 miliardi di euro, registrando un -17% sul 2019. Nel primo trimestre 2021, l’import export via mare ha registrato un +3%. I porti del Mezzogiorno con 207 milioni di tonnellate di merci gestite nel 2020 incidono per il 47% del totale sul traffico italiano. Il Sud ha mostrato una maggiore resilienza durante la pandemia: il calo dei porti meridionali e` stato del -3,4% contro il -10% circa dell’Italia. Le imprese del Mezzogiorno utilizzano, nei loro rapporti import-export la via marittima in modo piu` intenso del resto del Paese. Infatti, il 57% dell’interscambio del Sud avviene via mare (per un valore di 42 miliardi di euro) contro il 33% del dato Italia. Per la crescita del Sud – sottolinea il Rapporto – “sara` fondamentale la ripartenza delle ZES e l’utilizzo dei fondi del PNRR per le infrastrutture portuali pari a oltre 3,8 miliardi di euro. Tutto dovra` avvenire rispettando le chiavi dello sviluppo sostenibile, della resilienza e della digitalizzazione. Investimenti in GNL e idrogeno imperativi strategici per competere con una visione del futuro”.

“Da una maggiore integrazione economica e finanziaria dell’area mediterranea – ha evidenziato Innocenzo Cipolletta, presidente FeBaf – potranno avvantaggiarsi il nostro Paese e in particolare le regioni meridionali. Soprattutto da questa maggiore integrazione ne derivera` un contributo essenziale al miglioramento dei rapporti tra Nord e Sud del Mediterraneo necessari per un clima piu` disteso. Europa e Italia potranno essere protagoniste dei processi di sviluppo e integrazione che saranno tanto piu` necessari dopo la pandemia. L’Italia e` un partner storico e naturale dell’area del Mediterraneo ed e` fortemente interessata allo sviluppo economico e sociale del versante sud del Mediterraneo. Il Piano Nazionale di Resilienza e Ripresa (PNRR) e` una significativa opportunita` per la riduzione del divario col Nord del Paese e quindi per una nuova centralita` dell’economia meridionale rispetto all’intera regione euromediterranea. L’attuazione del PNRR sara` un esame di maturita` europea della nostra amministrazione e della sua capacita` di attuarlo a livello locale in modo efficace e corretto”.

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