“Italian Maritime Economy”, presentato il settimo Rapporto Annuale di SRM

(Teleborsa) – Con il 90% delle merci che viaggia via mare il trasporto marittimo continua a rappresentare il principale veicolo dello sviluppo del commercio internazionale. I trasporti marittimi e la logistica valgono circa il 12% del PIL globale e le previsioni al 2024 stimano un superamento dell’attuale situazione e una crescita della movimentazione container a livello mondiale del 3,5% fino ad arrivare a 951 milioni di TEU (Europa +2,3%, Africa +3,3%, Far East +3,9%, Middle East +4,5% e Nordamerica +2,3%). Il Mediterraneo rappresenta ancora una via privilegiata di transito per i traffici containerizzati concentrando il 27% dei circa 500 servizi di linea mondiali via nave. È quanto emerge dal Settimo Rapporto Annuale “Italian Maritime Economy” di SRM, Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, presentato ieri nell’ambito della Naples Shipping Week. Un’edizione, quella 2020, dedicata agli impatti della pandemia Covid-19 sul nostro sistema logistico-marittimo e ai vari aspetti con cui il fenomeno si sta manifestando.

Lo studio analizza accadimenti importanti come le blank sailing, lo slow steaming, la riduzione dei passaggi del Canale di Suez, la nuova configurazione dei traffici mondiali, i trend più recenti dei flussi marittimi del commercio internazionale, ma fornisce anche una visione strategica su quali potranno essere, per il futuro, i driver e i modelli portuali che offriranno alle nostre infrastrutture più resilienza agli shock economici e sanitari come ad esempio l’intermodalità e la sostenibilità.

“Questo – ha affermato il presidente SRM Paolo Scudieri – è un anno particolarmente difficile per la nostra economia e quindi per tutto il nostro sistema industriale e infrastrutturale. SRM ha analizzato gli scenari futuri e quali possono essere le strade da intraprendere per una ripartenza più rapida e per costruire un futuro più resiliente agli shock economici ed in questo la logistica e la portualità possono dare una forte mano affinché eventi come questo non ci colgano più impreparati”.

“La fase di emergenza di liquidità è superata e occorre guardare agli aspetti strutturali che toccano il sistema delle imprese. Quindi, – ha sottolineato Giuseppe Nargi, direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo – è ancora più urgente riportare il settore marittimo-portuale e logistico al centro delle politiche, perché è uno strumento essenziale di competitività delle aziende. Il gruppo Intesa Sanpaolo ha creduto nelle ZES ed ha attuato una decisa azione di promozione al fianco delle Autorità Portuali di Napoli, Taranto e Bari. Siamo convinti che, una volta a regime, queste possano contribuire alla crescita del territorio. Durante la prima fase della crisi causata dal Covid 19 ci siamo concentrati nel sostenere la liquidità delle imprese ed assicurare il supporto agli investimenti in ripartenza e resilienza. Sul tema dello shipping continuiamo ad operare con tutti gli strumenti finanziari a disposizione, abbiamo un Desk Shipping ed un desk Zes dedicati con specialisti consolidati. Inoltre, il nostro Gruppo, attraverso il suo Innovation Center, è molto attento all’innovazione per le imprese, con attività di scouting e investimenti di realtà hi-tech e ricerca sui nuovi trend tecnologici”.

“Mettiamo in risalto come la pandemia stia cambiando la geografia delle relazioni economiche mondiali viste attraverso la lente dei traffici marittimi – ha spiegato Massimo Deandreis, direttore generale SRM –. Lo scontro commerciale Cina-Usa visto dalla rotta del Pacifico, il rallentamento della Belt and Road Initiative e dell’export cinese, l’impatto sul Canale di Suez e l’emergere di rotte alternative sono elementi che influenzano direttamente anche gli scenari del Mediterraneo e la portualità del nostro Paese. Siamo in una fase di regionalizzazione della globalizzazione ed emerge chiaramente l’importanza strategica di investire per una portualità e una logistica efficiente e integrata con le reti europee. L’Italia è un ponte naturale tra Europa e Sud Mediterraneo per energia e logistica. Recuperare questo ruolo è una priorità nazionale coerente con l’interesse europeo e il Recovery Fund deve essere la spinta determinante a fare quegli investimenti che si aspettano da anni”.

Per quanto riguarda l’impatto del Covid-19 sul settore del trasporto marittimo, il Rapporto evidenzia, nei primi 5 mesi del 2020, un calo del 15% delle containership in transito sul Canale di Suez. Un segno della frenata dell’export da e verso la Cina bilanciato però dai transiti di navi di altri settori come oil (+11%) e dry (+42%). Significativo – sottolinea lo studio – è anche l’elevato numero di blank sailing, ovvero rotte cancellate per mancanza di carico, che ha riguardato tutte le principali direttrici. Il fenomeno ha raggiunto a fine maggio 2,7 milioni di TEU, pari all’11,6% della capacità totale di stiva. Complessivamente SRM stima 7 milioni di TEU persi a livello globale per il 2020.

Significativo, inoltre, l’impatto della crisi sanitaria sulla Belt and Road Initiative. Su 2.951 progetti per un valore di 3,87 trilioni di dollari, il 20% – si legge nel Rapporto – risulta “gravemente colpito”. Contemporaneamente vi è stato invece un sensibile aumento del trasporto ferroviario sulla via Cina-Europa e viceversa. A luglio, il numero di treni merci ha toccato il record di 1.232 convogli, con un +68% su luglio 2019.

In Italia nel primo semestre 2020 l’import-export via mare ha subito l’impatto del Covid-19 registrando un calo in valore del 21% e un calo in tonnellate dell’11% circa. Il nostro Paese rimane, tuttavia, sempre leader nello Short Sea Shipping nel Mediterraneo con 246 milioni di tonnellate di merci trasportate (quota di mercato 39%). Nonostante ciò il mare assorbe il 36% dell’interscambio italiano mentre il trasporto su strada assorbe ancora il 50% del traffico merci.

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