L’Italia sta smantellando le centrali nucleari

Smantellamento delle centrali nucleari in Italia: a che punto siamo

Presentano non pochi pericoli (soprattutto in caso di incidenti), ma anche il loro impatto sull’ambiente non è positivo.

Pur non rilasciando CO2, responsabile ad esempio dell’effetto serra, le centrali nucleari emettono scorie radioattive, ovvero il combustibile nucleare residuo. Nello specifico, le scorie possono “resistere” per molti anni emettendo radiazioni pericolose.

Non possono dunque essere distrutte e in virtù di questo, è necessario trovare delle zone di stoccaggio da adibire al loro smaltimento.

Cosa sta accadendo in Italia? Nella nostra nazione, seppure in maniera assai lenta, si sta progressivamente dicendo addio al nucleare. Sogin, la società che si sta occupando proprio dell’eliminazione delle vecchie centrali, ha presentato i buoni risultati ottenuti dall’attività dei lavori condotti nel 2018. Ciò che però manca è un tassello molto importante, ovvero il deposito nazionale delle scorie radioattive.

Sono state già individuate le zone che potrebbero essere idonee e a confermarlo è la carta nazionale CNAPI, ma sembra essere tutto fermo. L’ad della Sogin afferma che è tutto pronto e: “Nel momento in cui dovesse arrivare il nulla osta partiremmo subito, servono due anni dalla pubblicazione della CNAPI per individuare il territorio e siamo al limite per rispettare la data del 2025”.

Fiducioso invece il Ministro dell’Ambiente, che conta di rispettare la data del 2025. Tuttavia, al momento, il combustibile delle centrali nucleari è in Inghilterra e in Francia per essere lavorato, ma cosa accadrà quando il processo sarà volto al termine? Senza luoghi adatti in Italia dove ospitare il combustibile, questo dovrà essere “mantenuto” altrove con costi non indifferenti e che andrebbero a pesare sulle tasche degli stessi italiani.

La lavorazione del combustibile prevede già di per sé una spesa di circa 1,7 miliardi di euro a cui ne andrebbero aggiunti altri per il mantenimento dello stesso in territori che non rientrano nei confini nazionali.

Le questioni che ruotano intorno a questo delicato argomento sono numerose e riguardano ad esempio la stessa Sogin. L’amministratore delegato Desiata come anche il presidente e tutto il cda, sono in scadenza e il partito giallo-verde sta pensando a una nuova nomina. Ma ci sono anche altre motivazioni che “ostacolano” la società nel raggiungimento dell’obiettivo dello smantellamento delle centrali nucleari, come il budget (non certo) per il 2019.

Senza contare che i tempi previsti per le autorizzazioni necessarie, si stanno allungando in vista del cambio dell’ente di controllo: l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) abbandonerebbe a favore della non del tutto operativa Isin (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione).

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