Italia tra i Paesi a rischio recessione, cosa preoccupa l’Ue

Lo stato dell'economia continentale si fa sempre più preoccupante. Per tre dei "pilastri economici" soffiano venti di crisi

Lo spettro della crisi economico-finanziaria torna a farsi vivo in Europa. E lo fa in maniera preoccupante, coinvolgendo quelli che un tempo erano tre dei pilastri sui quali reggeva l’intera economia continentale.

Tra questi, com’è purtroppo facile immaginare, troviamo l’Italia. Che il nostro Paese non attraversasse il suo miglior momento di “forma economica” è un fatto risaputo, ma gli ultimi dati e gli ultimi indicatori fanno presagire che la situazione potrebbe addirittura peggiorare. Il Prodotto Interno Lordo, nonostante il programma di stimoli messo in piedi dal Governo, ristagna sia su base trimestrale sia su base annuale; il differenziale di rendimento con i titoli di stato tedeschi (lo spread, tanto per intendersi) cresce a giorni alterni e la produzione industriale risente della guerra commerciale in atto su più livelli (Cina, Russia, Iran).

In questo scenario, la crisi politica degli ultimi giorni e la possibilità che si torni ben presto a elezioni non fa che peggiorare la situazione. Il nostro Paese potrebbe trovarsi a ottobre o novembre in una situazione di estrema instabilità politica e senza un governo in carica che porti a termine l’iter legislativo della Legge di Bilancio 2020 (e con lo spauracchio degli oltre 20 miliardi di aumenti IVA in arrivo). Insomma, ci sono tutti gli elementi per una crisi economica che fa già suonare più di qualche campanello di allarme a Bruxelles.

Il nostro Paese, però, non è l’unico che potrebbe ben presto ritrovarsi nel mezzo di una crisi economica lunga e dolorosa. Al suo fianco potrebbe trovare due compagni di viaggio di un certo “peso specifico”. Gli ultimi dati su produzione industriale e PIL di Germania e Regno Unito, infatti, lasciano ben poco spazio a interpretazioni differenti. Nel mese di giugno la produzione industriale tedesca è calata dell’1,5% rispetto al mese di maggio. Nel secondo trimestre 2019, invece, il PIL britannico ha fatto registrare una contrazione per la prima volta dal 2012.

Mal comune, mezzo gaudio? Insomma, in questo caso non è affatto così. Germania, Regno Unito e Italia sono, insieme alla Francia, le prime quattro economie del Vecchio Continente e, un loro forte rallentamento, potrebbe provocare un effetto domino con conseguenze peggiori della crisi del 2008. E, questa volta, anche la Banca Centrale Europea sembra avere solo “armi spuntate” a propria disposizione. Probabile che a settembre arrivi il taglio del tasso di interesse, ma questo stimolo potrebbe non essere sufficiente a rilanciare l’economia dell’area Euro.

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