Italia, poche fintech in Borsa ma spiccano per performance positive

(Teleborsa) – Il mercato fintech in Italia è un settore in rapida crescita (il numero di società è cresciuto di oltre il 30% tra il 2018 e il 2021) e ha catturato l’attenzione di clienti retail, imprese e investitori, ma è ancora modesto in termini di dimensioni. I principali segmenti in termini di numero di attori sono Wealth & Asset Management (17% del totale), InsurTech (15%), Lending (14%) e Payments (13%). In termini di ricavi, invece, i 4 segmenti più rilevanti del settore (oltre l’80% dei ricavi aggregati 2020) sono: Payments, Lending, InsurTech e Money Management. InsurTech e Money Management stanno inoltre registrando i tassi di crescita più elevati, sebbene anche Lending, Payments e Capital Markets-Trading siano in costante espansione. È la fotografia del settore che emerge dal report “The FinTech revolution”, curato da Luigi De Bellis, Co-Responsabile dell’Ufficio Studi di Equita.

L’analisi evidenzia che le società fintech italiane quotate hanno registrato performance molto buone e significativamente migliori non solo delle banche tradizionali (colpite dal prolungato contesto di mercato avverso), ma anche dell’indice italiano nel suo insieme (con rendimenti annui compresi tra il 20% e il 30% per le società quotate con un track-record più lunghi sul mercato come FinecoBank e MutuiOnline, che hanno registrato Total Return rispettivamente del +327% e del +748% dalle loro IPO).

Secondo Equita, le fintech italiane hanno delle caratteristiche vincenti che spiegano le performance registrate in passato e la visione positiva sul settore nel medio-lungo termine; in particolare: piattaforme IT d’eccellenza, tecnologia come perno dal quale organizzare l’intera attività, assenza di legacy business; importante capacità di innovare e di adattarsi ai cambiamenti del mercato, proponendo un’offerta di prodotti e servizi unica per qualità, semplicità e convenienza; scalabilità del business model; forte management team.

Sebbene le prospettive siano positive, il numero di operatori quotati è limitato (inferiore al 5% della capitalizzazione totale del mercato azionario italiano) anche se le storie di successo sono tante. Inoltre, l’Italia è ancora in ritardo in termini di accesso delle società fintech sia ai round di finanziamento privato (nel 2021 nessuna italiana è fra le prime 10 operazioni di financing) sia al mercato pubblico delle IPO.

Inoltre, nonostante di recente alcune startup stiano iniziando ad attirare l’interesse degli investitori internazionali, le nuove quotazioni sono poche e lontane tra loro (negli ultimi anni Illimity si è distinta nel mondo delle challenger bank, e più recentemente REVO nel segmento insurtech), si legge nel rapporto dell’investment bank indipendente quotata su Euronext STAR Milan.

Allargando lo sguardo, è possibile affermare che il 2021 è stato l’anno più attivo di sempre a livello globale sia per l’attività di finanziamento delle società fintech private (142 miliardi di dollari di volume di finanziamento e oltre 3.500 transazioni), che sul fronte M&A (348 miliardi di dollari di volumi transati). I finanziamenti globali continuano a confluire nel settore anche all’inizio del 2022 (circa 30 miliardi di dollari raccolti da inizio anno), con le fintech nordamericane che conquistano la quota di mercato più ampia dei finanziamenti (14 miliardi), seguite dall’Europa (8,5 miliardi).

Guardando ai mercati azionari, nel 2021 si sono registrate 56 IPO fintech da record a livello globale (di cui 39 nelle borse statunitensi), che in totale hanno raccolto oltre 33 miliardi di dollari di proventi lordi. La challenger bank brasiliana Nu Holdings (capitalizzazione di mercato di 34,2 miliardi di dollari), ha raccolto 2,6 miliardi di dollari nella sua IPO, rendendola la più grande IPO fintech nel 2021 e la quinta più grande IPO fintech di sempre.