Italia è poco ospitale per le multinazionali che stanno fuggendo altrove

(Teleborsa) – Un sistema fiscale pesante, un quadro politico e giuridico non certo ed una serie di problematiche di carattere economico rendono l’Italia un Paese poco attrattivo per gli investitori esteri ed anche le grandi multinazionali stanno progressivamente fuggendo. E’ l’allarme lanciato dall’Ufficio studi della CGIA, analizzando i dati relativi agli Investimenti Diretti Esteri (IDE) monitorati dall’OCSE e paragonandoli a quelli del resto dell’Unione Europea.

Nel 2018, infatti, gli Investimenti Diretti Esteri in Italia ammontavano a 361,1 miliardi di euro, pari al 20,5% del PIL, risultando al 22esimo posto in Europa e davanti solo alla Grecia (16% del PIL).

Un dato – spiega la Confederazione degli artigiani e delle PMi del Veneto – che sconta le tante problematiche a cui sono sottoposti quotidianamente i nostri imprenditori quali tasse, burocrazia asfissiante, giustizia lenta, pagamenti a goccia dalla PA, deficit infrastrutturale e che hanno innalzato nel tempo una ipotetica barriera d’ingresso che “dirotta” altrove gli interessi degli investitori esteri.

Se nuovi investimenti non arrivano, anche le multinazionali già presenti stanno fuggendo dall’Italia, nonostante il loro “peso” nella nostra economia. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili (anno 2017), le multinazionali, ovvero le imprese a controllo estero residenti in Italia, sfiorano le 15.000 unità, danno lavoro a poco più di 1.350.000 addetti (6% del totale italiano) e producono 572,3 miliardi di euro di fatturato all’anno (17% del fatturato nazionale).

TANTI ESEMPI DI MULTINAZIONALI IN CRISI (E NON SOLO SOLO ESTERE…) – L’elenco delle big company straniere più importanti che nel 2019 sono state al centro della cronaca sindacale sono: ArcelorMittal (Taranto), Bekaert (Incisa Valdarno – Fi), Bosch (Bari), ex-Embraco (Riva di Chieri – To), Unilever (Verona) e Whirlpool (Napoli). Tra i grandi marchi del “made in Italy” che stanno vivendo momenti difficili si segnalano Alitalia (Roma), Ferriera (Trieste), Gruppo Ferrarini (Reggio Emilia), La Perla (Bologna), Pernigotti (Novi Ligure – Al) e Stefanel (Ponte di Piave – Tv) . Ma anche il caso Ikea, che rinuncia all’apertura di nuovi centri ad Arese e Verona a causa della burocrazia, è un esempio lampante di quanto poco sia “ospitale” il nostrto Paese per le multinazionali estere.

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