L’Italia rischia di essere esclusa dalla Bce nel dopo Draghi

La presenza dell'Italia nel board della BCE alla fine del mandato di Draghi sarà garantita solo dalla vittoria di un Presidente francese o tedesco.

Le elezioni europee del 23 – 26 maggio saranno decisive anche per decidere gli equilibri non solo nel governo giallo – verde ma anche all’interno della Banca Centrale Europea.

Qualche mese dopo le votazioni, precisamente il 31 ottobre 2019, scadrà il mandato di Mario Draghi, in carica dal 2011 come Presidente della BCE e non più rieleggibile. I ministri e legislatori europei, ma in ultima parola i capi di stato dell’area euro, saranno quindi chiamati a decidere chi ricoprirà una delle cariche non politiche più delicate e con più potere all’interno dell’UE, soprattutto, come abbiamo visto, per decidere la linea economica dell’UE e se necessarie le manovre anti-crisi.
Il prossimo Presidente non non verrà scelto solo in base al curriculum, ma giocheranno un ruolo predominante i rapporti di forza all’interno del Parlamento di Strasburgo, fortemente condizionati dall’asse Merkel – Macron e dalle elezioni del prossimo maggio.

I candidati ad oggi sono il presidente della banca centrale tedesca, Bundesbank, Jens Wiedmann, il governatore della Banca Centrale di Francia, François Villeroy de Galhau e l’ex presidente della Banca Centrale finlandese Erkki Liikanen.
La situazione per l’Italia è particolarmente critica perché in caso di una vittoria finlandese, potrebbe essere esclusa dal board esecutivo della BCE, attualmente è composto da sei persone incluso il Presidente Draghi, insieme a Benoit Coeuré per la Francia e Sabine Lautenschlager per la Germania. Va da sé che nel caso il presidente fosse francese o tedesco rimarrebbe un posto vacante nel board, che andrebbe all’Italia, ma altrimenti il nostro paese verrebbe tagliato fuori dal gruppo decisionale.

A lungo il favorito alla presidenza europea è stato il tedesco Weidmann, ex consigliere economico della cancelliera Angela Merkel, che aveva ricevuto anche un endorsment ufficiale da parte del nostro Ministro dell’Economia, Giovanni Tria. A suo favore il fatto che la Germania non ha mai avuto un presidente BCE, al contrario della Francia che ne ha avuti ben due. Weismann potrebbe non essere eletto proprio perché tedesco, in quanto Berlino ha già indicato un possibile candidato alla presidenza della Commissione Europea e non ci potrebbero essere due tedeschi a capo delle principali istituzioni comunitarie.
Il finlandese Rehn, invece, potrebbe essere sostenuto da un’alleanza di tutti i paesi nordici, che potrebbero optare anche un candidato tra i paesi più piccoli. Sono quotati anche l’olandese Knot e l’austriaco Nowotny. In tutti e tre i casi l’Italia non avrebbe il suo posto nel board della BCE e si dovrebbe schierare nelle sempre più forti contrapposizioni tra Nord e Sud Europa.
Ci sono già stati dei dissensi nelle ultime riunioni della BCE nel mantenere una politica monetaria espansiva, fortemente voluta da Mario Draghi e in particolare sul tiering, ovvero sulla possibilità data alle banche di depositare denaro a costo zero presso la BCE.

Al successore di Mario Draghi spetterà il compito non semplice di mediare tra queste due fazioni, soprattutto in relazione all’atteggiamento da tenere riguardo alla spesa per gli investimenti pubblici, passaggio importante per il nostro Paese che ha tutto l’interesse a evitare che prevalga la visione “rigorista” del Nord Europa ma difficile da evitare qualora ci fosse una leadership molto diversa rispetto a quella di Draghi.

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