Italia, 270 mila posti di lavoro attivati in meno rispetto a scenario senza pandemia

(Teleborsa) – Nei primi sei mesi dell’anno sono stati creati 719.000 posti di lavoro, oltre il 12% in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Rimane però ancora ampio il divario tra i contratti di lavoro attivati dall’inizio della pandemia e quelli che si stima sarebbero stati osservati in assenza della crisi Covid-19 (circa -270.000). È quanto scrivono in una nota congiunta il Ministero del Lavoro e la Banca d’Italia, commentando l’andamento del numero di posizioni di lavoro dipendenti.

Nei soli mesi di maggio e giugno sono stati creati 520.000 posti di lavoro a tempo determinato, portando il numero complessivo dei nuovi contratti a termine attivati dall’inizio dell’anno, al netto delle cessazioni, a circa 611.000, 245.000 in più rispetto al 2019 (il saldo era stato sostanzialmente nullo nella prima metà del 2020). La nota negativa è che “rimangono estremamente modesti i ritmi di crescita delle posizioni permanenti”, su valori lievemente inferiori a quelli registrati nel 2020. L’effetto positivo sui saldi dovuto al blocco dei licenziamenti per motivi economici è stato controbilanciato dall’estrema debolezza delle assunzioni e delle trasformazioni a tempo indeterminato“, viene sottolineato. Ristagnano ancora i contratti di apprendistato.

L’industria continua a crescere ai ritmi pre-pandemia: nei primi sei mesi del 2021 sono stati creati circa 165.000 posti di lavoro, valore maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019. Migliorati anche i servizi privati che, dopo il rallentamento registrato a marzo e aprile, hanno iniziato a crescere rapidamente: tra l’inizio di maggio e la fine di giugno sono stati attivati, al netto delle cessazioni, oltre 500.000 contratti. L’accelerazione ha interessato soprattutto il commercio e il comparto turistico.

Recuperano l’occupazione femminile e il Mezzogiorno. Per le donne il saldo tra attivazioni e cessazioni, ancora sostanzialmente nullo alla fine di aprile, è migliorato sensibilmente nei mesi successivi: il numero di posti di lavoro occupati da donne è cresciuto, dal primo gennaio al 30 giugno 2021, di 290.000 unità, superando, come per gli uomini, i ritmi del 2019. La dinamica del Mezzogiorno (oltre 270.000 posti di lavoro creati) riflette la tenuta delle posizioni permanenti: l’impatto del blocco dei licenziamenti è relativamente maggiore nelle regioni meridionali dove, prima della pandemia, la durata dei contratti a tempo indeterminato era più breve rispetto alle aree centro-settentrionali.

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