Istat, retribuzioni in crescita a settembre

(Teleborsa) – Nel terzo trimestre del 2019 la quota dei dipendenti con il contratto scaduto si mantiene stabilmente oltre il 40%. Lo rileva l’Istat secondo cui sul versante delle retribuzioni, dopo una fase di rafforzamento della dinamica tendenziale, iniziata nel secondo trimestre del 2018, si torna a una crescita inferiore al punto percentuale (ad eccezione del settore agricolo). Nel totale economia la dinamica retributiva risulta quasi dimezzata rispetto al trimestre precedente risentendo soprattutto dell’esaurirsi dell’effetto dei miglioramenti economici derivanti dai rinnovi contrattuali del pubblico impiego.

Nel dettaglio, nel periodo luglio-settembre è stato rinnovato l’accordo dei laterizi e manufatti in cemento mentre tre contratti sono venuti a scadenza: gomma e plastica, servizio di smaltimento rifiuti aziende municipalizzate e servizio di smaltimento rifiuti aziende private.

Alla fine di settembre i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano 6,9 milioni di dipendenti (56% del totale) e corrispondono al 53,7% del monte retributivo osservato.

Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo a fine settembre sono 47, relativi a circa 5,4 milioni di dipendenti (44%), in calo rispetto al mese precedente (44,2%).

A settembre l’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 18 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 7,9 mesi, in aumento rispetto a un anno prima (4,4).

A settembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è in lieve aumento sia rispetto al mese precedente (+0,1%) sia nei confronti di settembre 2018 (+0,8%). Complessivamente, nei primi nove mesi del 2019 la retribuzione oraria media è cresciuta dell’1,2% rispetto al corrispondente periodo del 2018.

Con riferimento ai principali macrosettori, a settembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,8% per i dipendenti del settore privato (+0,9% nell’industria e +0,6% nei servizi privati) e dello 0,7% per quelli della pubblica amministrazione.

Gli incrementi tendenziali maggiori si registrano nel settore alimentare (+2,5%), in quello dell’acqua e servizi di smaltimento rifiuti (+1,8%), nel settore chimico e in quello dei trasporti, servizi postali e attività connesse (entrambi +1,5%). Si registrano variazioni nulle nel settore dell’energia elettrica e gas, nel commercio, nelle farmacie private, nelle telecomunicazioni e nell’aggregato altri servizi privati.

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