Istat, paga oraria dei dipendenti: le donne guadagnano il 6,2% in meno degli uomini

(Teleborsa) – Nel 2018 i dipendenti con contratto a tempo determinato hanno una retribuzione media oraria più bassa del 29,7% di quelli con contratto a tempo indeterminato. Nel part-time, che interessa soprattutto donne, il divario, rispetto al full-time, sale al 31,1%. È quanto ha segnalato l’Istat nel suo report sulla struttura delle retribuzioni in Italia relativa al 2018.

Lo studio ha calcolato che la retribuzione oraria media in Italia ammonta a 15,8 euro, che scende a 15,2 euro per le donne e sale a 16,2 euro per gli uomini. “Le donne guadagnano meno degli uomini. Il differenziale retributivo di genere è più alto tra i dirigenti (27,3%) e i laureati (18%)”, si legge nel rapporto. L’Istituto di Statistica ha rilevato come le retribuzioni aumentino al crescere del titolo di studio, delle competenze del lavoratore, dell’età e dell’anzianità lavorativa in azienda, e siano mediamente più alte nelle imprese di dimensioni maggiori e in alcuni settori.

“Nel Gender pay gap, il differenziale retributivo tra uomini e donne, le piccole imprese sono le meno sessiste”, ha sottolineato la presidente di CNA Impresa Donna, Maria Fermanelli commentando i dati pubblicati. “L’Istat nel suo Report sulla struttura delle retribuzioni in Italia, diffuso oggi, rileva – ha proseguito – che il differenziale medio nazionale è del 6,2%. Ma la forbice è molto ampia e va dal 2% del comparto pubblico al 17,7% del settore privato. Elementi questi ultimi che, come spesso succede nel nostro Paese, non tengono conto però della enorme diversità tra imprese in funzione della dimensione”.

Fermanelli ha citato quindi i dati del Centro studi di CNA sul differenziale retributivo nelle imprese a seconda delle dimensioni. “Dati dai quali emerge che nelle piccole imprese la parità di stipendio tra uomini e donne è quasi realtà. In dettaglio, nelle imprese fino a nove dipendenti il divario è dell’1,6%, addirittura inferiore a quello del comparto pubblico. La forbice si divarica raggiungendo il 5,6% nelle imprese fino a 49 dipendenti. Per poi ampliarsi notevolmente in quelle fino a 249 addetti (12,7%) e da 250 in poi (18,5%)”.

“Una testimonianza ulteriore di quanto saia importante l’aspetto relazionale nelle piccole imprese, nelle quali – ha concluso la presidente di CNA Impresa Donna – è possibile tenere conto dell’effettivo valore delle singole persone, senza lasciarsi influenzare da ogni tipo di pregiudizio”.

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