Istat: la crisi ha spazzato via borghesia e classe operaia

Ci pensa il Rapporto Annuale Istat a ricostruire le classi sociali: disgregate piccola borghesia e classe operaia. Aumentano le disuguaglianze

(Teleborsa)La crisi, si sa, non guarda in faccia a nessuno. Dal panorama sociale italiano scompaiono il ceto medio e la classe operaia, mentre aumentano le diseguaglianze: è questa la fotografia, con tante ombre e poche luci,  scattata dall’Istat nel suo report annuale del 2017.

Ceto medio e classe operaia bye bye – La classe operaia e il ceto medio “sono sempre state le più radicate nella struttura produttiva del nostro Paese” ma “oggi la prima – osserva l’Istat – ha abbandonato il ruolo di spinta all’equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell’evoluzione sociale”. Si assiste quindi a una “perdita dell’identità di classe, legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi”.
Una geografia del tutto nuova quella ridisegnata dell’Istat  secondo la quale “la classe operaia” si ritrova “per quasi la metà dei casi nel gruppo dei ‘giovani blue-collar’, composto da molte coppie senza figli, e “per la restante quota nei due gruppi di famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri”. Anche la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali, in particolare “tra le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia”. Secondo l’Istituto “la classe media impiegatizia è invece ben rappresentabile nella società italiana, ricadendo per l’83,5% nelle ‘famiglie di impiegati'”.
Giovani, eterni adolescenti: tutti a casa con mamma e papà – Qualcuno li chiamerebbe “bamboccioni”, ma comunque la pensiate il dato sui giovani è quello più allarmante soprattutto perché rileva una preoccupante mancanza di autonomia, con prospettive di lavoro pari allo zero e alle prese con un futuro spazzato via dalla crisi. Il 68% dei giovani fino a 34 anni di età, in pratica 8,6 milioni di persone, vive ancora con mamma e papà. E, per fortuna che ci sono loro, verrebbe da aggiungere.
Aumentano le disuguaglianze – Per l’Istat «la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all’interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all’interno di esse». Nel 2016 «se si sommano i disoccupati e le forze di lavoro potenziali, le persone che vorrebbero lavorare ammontano a poco meno di 6,4 milioni». Si tratta quindi di tutti coloro che aspirano a un impiego pur non cercando attivamente un’occupazione.

Anziani a 70 anni? – Alla data del primo gennaio 2017 le persone over 65 erano il 22% del totale, cioè 13,5 milioni, il valore piu’ alto dell’Ue. Il presidente dell’Istat Giorgio Alleva propone di aumentare il limite convenzionale e statistico di età di invecchiamento: cioè non più 65 anni.

Calo delle nascite – Nel 2016, infine, si registra un nuovo minimo delle nascite (474 mila). Il numero medio di figli per donna si attesta a 1,34 (1,95 per le donne straniere e 1,27 per le italiane).

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