Istat: inflazione, carenza di materie prime e conflitto in Ucraina mettono a rischio la ripresa

(Teleborsa) – Il conflitto in Ucraina, l’inflazione e l’aumento del prezzo delle materie prime rappresentano elementi di grandi incertezza per quel che riguarda la ripresa dell’economia italiana dopo la buona performance del 2021. È quanto è emerso dal Rapporto sulla Competitività dell’Istat giunto alla sua decima edizione.

Nel 2021 il fatturato dell’industria è cresciuto del 22,6% in media annua, recuperando la caduta dell’11,4% registrata nel 2020; la ripresa sul mercato interno (+24,3%) è stata più vivace di quella sui mercati esteri (+19,2%). L’aumento è stato guidato soprattutto dai beni intermedi e strumentali: metallurgia (+59,4%), legno (+34,6%), altre industrie manifatturiere (+30,8%), chimica (+29,9%). Anche i settori più in sofferenza nel 2020 hanno registrato un buon recupero: coke e raffinazione (+38,4%), tessile (+22,2%), abbigliamento (+19,4%) e pelli (+21,9%). I recenti rincari dei prodotti energetici si sono trasferiti velocemente sui prezzi dei beni intermedi e, in modo molto più graduale e parziale, su quelli dei beni finali. Gli indici di volume per la manifattura indicano una crescita pari al 15,4% nel 2021 (-7 punti percentuali rispetto a quella in valore).

“In un contesto in cui il clima di fiducia delle imprese manifatturiere aveva raggiunto livelli storicamente elevati, l’andamento dei mercati (inflazione e carenza di materie prime) e gli sviluppi geopolitici internazionali costituiscono fattori di instabilità in grado di compromettere la ripresa: a fine 2021 ha raggiunto un massimo storico (circa 20%) anche la quota di imprese che vedeva in un’insufficienza di impianti e/o materiali un ostacolo alla produzione”, si legge nel rapporto.

Nei servizi il fatturato è aumentato del 14,1% nel 2021 (-12,0% nel 2020). La crescita, diffusa in tutti i comparti, è stata maggiore nel commercio all’ingrosso (+14,9%) e nelle attività legate al turismo, particolarmente colpite dalla crisi (+29,5% per le agenzie di viaggio, +13,8% il trasporto aereo, +28,3% l’alloggio e ristorazione). In queste ultime, tuttavia, il fatturato è ancora sotto i livelli pre-pandemia. La ripresa del 2021 ha inoltre favorito l’aumento del fatturato nel comparto dei servizi di supporto alle imprese, in particolare di quelli di ricerca e selezione del personale (+26,8%).

A differenza di quanto accaduto negli ultimi anni, le spinte inflazionistiche hanno fortemente condizionato la dinamica degli scambi internazionali. Nel 2021 la variazione annuale dell’export in volume è stata inferiore a quella in valore in tutti i settori manifatturieri, in particolare metallurgia (-28 punti percentuali), gomma e plastica (-11,8 p.p.). Il fenomeno è ancora più evidente nei settori a monte delle filiere, quali raffinazione, chimica, metallurgia, dove l’aumento in volume è una frazione molto ridotta di quello in valore.

Gli interventi del Pnrr in capo al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims) ammontano a 59,6 miliardi di euro. Un esercizio di simulazione stima in quasi 38 miliardi l’effetto degli interventi sul valore aggiunto totale del sistema (il 2,4%), con la creazione di oltre 600mila unità di lavoro equivalenti a tempo pieno. Risultano attivati in misura maggiore i comparti di costruzioni (14,1 miliardi, il 21,1% del valore aggiunto del settore), altri servizi di mercato (8,4 miliardi, il 5,3%) e manifattura (6,2 miliardi, 2,3%). Tra i diversi interventi previsti dal Piano del Mims, gli investimenti in costruzioni (33,4 miliardi dei 59,6 totali) generano l’ammontare di valore aggiunto di gran lunga più elevato in tutto il sistema (25,8 miliardi), seguiti da quelli in ricerca e sviluppo (4,5 miliardi attivati) e in servizi informatici (2,0 miliardi). Tali comparti sono anche quelli nei quali gli investimenti del piano hanno un “rendimento” maggiore: 77 centesimi di valore aggiunto per ogni euro investito nelle costruzioni, 88 centesimi per euro investito in ricerca e sviluppo, 79 centesimi per euro investito nell’informatica.

Oltre il 67% degli investimenti del Mims si concentra in settori che propagano lo stimolo al resto dell’economia in misura estesa ma lenta; quasi il 5% è destinato a comparti che trasmettono gli impulsi su ampia scala e velocemente; circa il 10% è rivolto a settori a trasmissione veloce ma con estensione limitata; poco più del 16%, infine, si rivolge ad attività a trasmissione lenta e circoscritta. Si prospetta quindi una generale propagazione dello stimolo non rapida, ma estesa all’interno del sistema economico.

Infine, un approfondimento sui settori legati al turismo mostra come nel 2021, nonostante un incremento delle presenze negli esercizi ricettivi (+34,4%) e degli arrivi (+32,6%), il numero di presenze totali sia stato ancora inferiore ai livelli pre-pandemia (-36% rispetto al 2019). Le presenze straniere si limitano al 37% del totale, mentre nel 2019 erano la componente maggioritaria.