Istat, crollo eccezionale dell’occupazione nel primo trimestre 2020

(Teleborsa) – Calo eccezionale delle ore lavorate nel primo trimestre 2020 a causa dell’emergenza coronavirus che ha fatto segnare un crollo sia sotto il profilo congiunturale (-6,9%) sia su base annua (-6,4%).

Sono i dati che emergono dalla nota trimestrale Istat che parla di “una eccezionale diminuzione” come conseguenza del lockdown a partire dall’ultima settimana di febbraio.

Oltre alla perdita di posti di lavoro, rileva ancora l’Istat, nel primo trimestre si è registrata anche una forte flessione dei livelli di attività economica, con il Pil che segna una diminuzione congiunturale di -5,3%.

A livello congiunturale, prosegue l’istituto, diminuisce l’occupazione dipendente in termini sia di occupati (-0,4%, Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro) sia di posizioni lavorative (-0,5%, Istat, Rilevazione Oros).

Nel primo trimestre 2020, nei dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali tratti dalle Comunicazioni obbligatorie (CO) rielaborate, le attivazioni sono state 2 milioni 554 mila, mentre le cessazioni 2 milioni 492 mila.

Meno sostenuta la crescita tendenziale dell’occupazione dipendente in termini sia di occupati (+0,6%) sia di posizioni lavorative riferite ai settori dell’industria e dei servizi (+0,5%).

A evidenziare l’impatto dell’emergenza Covid è il crollo delle CO registrato da Inps-Uniemens che misurano la situazione alla fine del trimestre (31 marzo), quindi registrando lo shock dovuto al lockdown iniziato il 9 marzo per tutta Italia: i dati segnalano un netto calo di -254 mila posizioni lavorative a fronte delle +330mila rispetto al primo trimestre 2019 registrate in media sui primi tre mesi dell’anno.

Il lavoro indipendente continua a diminuire sia in termini congiunturali (-28 mila occupati, -0,5%) sia su base annua (-49 mila occupati, -0,9%), mentre la crescita congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti sulla base delle CO, sebbene rallentata, continua a riguardare le posizioni a tempo indeterminato (+94 mila in un anno), tornando a scendere per quelle a tempo determinato (-31 mila).

Su base annua le posizioni lavorative a tempo indeterminato presentano un aumento nei dati delle CO (+405 mila), in flessione rispetto ai tre trimestri precedenti (+525 mila, +523 mila e +481 mila); anche nei dati Inps-Uniemens la crescita è rilevante (+371 mila in un anno) e comunque in diminuzione in confronto ai precedenti tre trimestri.

In particolare, continua Istat, si nota il calo nei dati delle CO, con dato negativo (-75 mila) per la quinta volta consecutiva: l’andamento è molto più marcato nei dati Inps-Uniemens riferiti alle sole imprese private (-625 mila nel primo trimestre 2020).

Dopo una sostanziale tenuta nei mesi di gennaio e febbraio 2020, Istat registra a marzo una progressiva perdita di posti di lavoro che al 31 marzo arriva a circa 220 mila posizioni; il dato è dovuto alla contrazione delle assunzioni che segnano – 239mila attivazioni di rapporto di lavoro dipendente (-44 mila a tempo indeterminato e -195 mila a termine).

Secondo i dati Istat, rallenta anche l’aumento tendenziale dell’occupazione (+52 mila unità, +0,2%; Tavola 3) che si associa la diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-467 mila) e la crescita degli inattivi (+290 mila).

Dopo quasi sei anni di continua crescita e il calo nel 2019, nel primo trimestre 2020 cala anche il numero dei lavoratori in somministrazione scendendo a 357 mila unità (-2,8% nei dati Inps-Uniemens).

Nel primo trimestre 2020, dopo tredici trimestri di crescita ininterrotta, diminuisce il numero dei lavoratori a chiamata o intermittenti sulla base dei dati Inps-Uniemens (-10,1% rispetto all’analogo trimestre del 201)), attestandosi a 204 mila unità

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