Istat: a giugno produzione industriale su, vendite al dettaglio a segno meno

"Occorre scongiurare il previsto aumento dell’Iva per non cadere in una pericolosa fase di recessione", avverte Coldiretti

(Teleborsa)  Giugno a segno più per la produzione industriale italiana che supera le attese degli analisti. Secondo gli ultimi dati Istat nel periodo in esame l’indice destagionalizzato della produzione industriale cresce dello 0,5% rispetto a maggio, quando si era verificato un incremento dello 0,8% (rivisto dal +0,7% preliminare) .Il dato è migliore del consensus che aveva previsto, invece, +0,4%.

In termini tendenziali l’indice è cresciuto dell’1,7% (+2,6% nella media degli ultimi sei mesi), in rallentamento rispetto al +2,2% (dato rivisto dal +2,1% della stima preliminare) del mese precedente ma al di sopra del +1,5% stimato.

L’indice destagionalizzato mensile mostra una crescita congiunturale nei comparti dei beni strumentali (+1,4%), che hanno messo a segno anche un’ampia crescita tendenziale (+5,4%). Una variazione negativa registra invece l’energia (-0,7%), diminuito anche su base annua (-3,9%).

Federconsumatori: “Crescita ancora incerta e domanda interna in stallo. Urgente intervenire su occupazione e redistribuzione dei redditi” – Dati positivi, ma non esattamente entusiasmanti, poiché si tratta di percentuali decisamente contenute: lo stesso Istituto di statistica sottolinea come si tratti del “rialzo tendenziale più contenuto dall’aprile del 2017”, si legge nella nota rilasciata da Federconsumatori.
Inoltre, prosegue, non si può non tenere in considerazione l’andamento complessivo delle rilevazioni: se anche a maggio c’era stata una crescita, è sufficiente guardare al mese di aprile per individuare un dato negativo. Un andamento altalenante, quindi, che dimostra come persistano gli elementi di fragilità e incertezza che da tempo caratterizzano la nostra economia e che abbiamo già denunciato in altre occasioni, restando purtroppo inascoltati.
Ad ulteriore conferma di un contesto economico ancora critico e zoppicante arrivano anche i dati sul commercio: a giugno le vendite segnano un -0,2% rispetto al mese precedente. Un dato che diventa ancora più significativo se si considera che il calo è dovuto principalmente alla flessione delle vendite dei alimentari, che scendono del -0,9% in valore. Ciò significa, in sostanza, che le famiglie sono ancora costrette a risparmiare anche su un settore di consumo vitale come quello dell’alimentazione.
E’ evidente che in questo contesto non può concretizzarsi alcuna ripresa. La ripresa deve poggiare su basi solide, che al momento mancano: se ci si ostina a non intervenire con incisività e decisione per restituire nuova linfa alla domanda interna, che sta attraversando una fase di stallo fin troppo lunga, non si riuscirà ad imprimere quella svolta di cui il Paese ha estremo bisogno. Naturalmente per intraprendere un cammino in questa direzione è indispensabile partire dall’attuazione di una strategia per rilanciare il mercato del lavoro.
“Gli investimenti per crescita e sviluppo, gli interventi per ricostruire un sistema occupazionale stabile e di qualità e la redistribuzione dei redditi sono elementi vitali per far ripartire la crescita per consentire una reale ripresa dell’economia.” – dichiara Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

A giugno, appunto, diminuiscono le vendite al dettaglio rispetto al mese precedente, dello 0,2% in valore e dello 0,3% in volume. La flessione complessiva è dovuta al calo delle vendite dei beni alimentari (rispettivamente -0,9% in valore e -1% in volume), mentre sono in lieve crescita le vendite di beni non alimentari (+0,3% in valore e +0,2% in volume). Lo rileva sempre l’Istat.

Coldiretti: “C’è stagnazione, evitare aumento Iva– Con i consumi stagnanti occorre scongiurare il previsto aumento dell’Iva per non cadere in una pericolosa fase di recessione. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati dell’Istat sul commercio al dettaglio a giugno, in calo rispetto al mese precedente per effetto del segno negativo per gli alimentari. Ad evidenziare la situazione di stagnazione è il fatto che – sottolinea la Coldiretti – nel primo semestre a far registrare il maggior aumento tra tutte le forme distributive sono i discount alimentari che mettono a segno un balzo del 4,9%, fatta eccezione per il commercio elettronico che continua la sua corsa con un +12,3%.

Il pericolo dell’aumento dell’Iva riguarda – continua la Coldiretti – beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie con la spesa alimentare che – conclude Coldiretti – è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione con un importo complessivo di 244 miliardi ed è quindi un elemento fondamentale per la ripresa dell’economia.

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