Intesa Sanpaolo, utile netto primo trimestre sale a 1,15 miliardi

(Teleborsa) – Nel primo trimestre 2020 il gruppo Intesa Sanpaolo registra un utile netto pari a 1,151 miliardi (+9,6% rispetto al primo trimestre 2019). Il dato – spiega la banca nella nota dei conti – risulterebbe pari a circa 1,36 miliardi escludendo l’accantonamento per Covid-19 (circa 300 milioni ante imposte ai fondi rischi e oneri) e a circa 2,3 miliardi pro-forma se – oltre a escludere questo accantonamento – si considerasse la plusvalenza netta di circa 900 milioni da Nexi (che consentirebbe di assorbire circa 1,2 mld di accantonamenti ante imposte), con un conseguente buffer pari a circa 1,5 miliardi ante imposte a fronte dei possibili impatti da Covid-19 per l’intero esercizio.

Elevata la patrimonializzazione, largamente superiore ai requisiti normativi: il Common equity tier 1 ratio pro-forma a regime è al 14,5% tenendo conto dei dividendi maturati nel primo trimestre 2020.

Le considerazioni riguardanti il possibile scenario macroeconomico e i punti di forza strutturali di Intesa Sanpaolo – si legge nella nota – “portano a stimare che l’utile netto del Gruppo possa risultare non inferiore a circa 3 miliardi di euro nel 2020 e non inferiore a circa 3,5 miliardi nel 2021, assumendo un costo del rischio potenzialmente fino a circa 90 centesimi di punto per il 2020 e fino a circa 70 centesimi di punto per il 2021″.

Intesa conferma la politica dei dividendi indicata nel Piano di Impresa 2018-2021, che prevede la distribuzione di un ammontare di dividendi cash corrispondente a un payout ratio pari al 75% del risultato netto per l’esercizio 2020 e al 70% per l’esercizio 2021, subordinatamente alle indicazioni che verranno fornite dalla BCE in merito alla distribuzione di dividendi successivamente al 1° ottobre prossimo, termine della raccomandazione del 27 marzo scorso.

L’istituto guidato da Carlo Messina conferma inoltre la “proiezione da Piano di Impresa di un Common Equity Tier 1 ratio pro-forma a regime superiore al 13% nel 2021, anche considerando la potenziale distribuzione del dividendo sospeso relativo al 2019”.

La banca sottolinea che nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, “la motivazione strategica dell’offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di UBI Banca assume ancora maggiore valenza, in particolare in considerazione delle sinergie – soprattutto di costo – nonché dell’aumento del grado di copertura dei crediti deteriorati e della riduzione dei crediti unlikely to pay e in sofferenza, elementi chiave per i quali viene confermato quanto reso noto al mercato il 17 febbraio scorso”.

In relazione ai benefici dell’operazione previsti per gli stakeholder, “precisando che Intesa Sanpaolo non dispone al momento di informazioni in merito ai possibili impatti della pandemia da Covid-19 su UBI Banca e che i dati prospettici per UBI Banca sono tratti da stime pubbliche di analisti finanziari, le predette considerazioni riguardanti Intesa Sanpaolo portano a stimare che il Gruppo risultante dall’operazione possa registrare un utile non inferiore a 5 miliardi di euro nel 2022. Viene confermato per il Gruppo risultante dall’operazione un coefficiente patrimoniale Common Equity Tier 1 ratio a regime pro-forma atteso superiore al 13% nel 2021.

(Foto: © Piotr Trojanowski/123RF)

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