Intesa Sanpaolo, Morganti: “Incontro tra Terzo settore e profit essenziale per ridurre disuguaglianze”

(Teleborsa) – Per costruire un modello economico più sostenibile è necessario ridurre le disuguaglianze sostenendo l’attività portata avanti dalle imprese del Terzo settore e favorendo l’incontro tra mondo profit e no profit. È quanto spiega Marco Morganti, responsabile Direzione Impact di Intesa Sanpaolo.


“Non siamo condannati a un’economia che sia solo profitto”. Lo ha detto pochi giorni fa Papa Francesco ai giovani. Un messaggio molto attuale considerando la crisi economica e umana che stiamo vivendo e che ha messo in discussione i tradizionali metodi e modelli finanziari. Come possono le aziende del terzo settore dialogare con quelle profit per puntare a un modello economico più sostenibile?

“Papa Francesco esce con questa affermazione, da ammirare e sottoscrivere, presentando una grande sfida. Tuttavia non è il primo a occuparsi di questo perché se andiamo a ritroso vediamo che anche Papa Benedetto XVI si era occupato della questione economica come un elemento fondamentale della vita delle persone. Il tema è che la Chiesa sente il bisogno di entrare nella materia economica con delle proposte molto concrete. Papa Benedetto XVI diceva che nel volontariato ci vuole una professionalità. Il tema dell’efficacia e dell’efficienza è diventato così lettera della parola ufficiale del Pontefice. Papa Francesco ci dice, invece, che l’economia non può essere finalizzata soltanto alla produzione di ricchezza per pochi. In tale contesto se mi chiedessero di definire il terzo settore io direi che è il luogo dove c’è protagonismo civile, dove le imprese si organizzano con metodi democratici, in cui eleggono la propria classe dirigente, è il luogo dove la finalità vera di tutti i soggetti è ridurre le disuguaglianze. Per quanto riguarda, invece, il futuro della relazione fra soggetti privati for profit e no profit si tratta di due mondi che si guardano. Due mondi che vivono un avvicinamento. Nell’economia sociale c’è uno sforzo di efficienza e anche di messa in relazione con il mondo dell’economia for profit che tuttavia è insufficiente. Dall’altra parte c’è un potente moto che sposta l’impresa for profit nella direzione del soggetto socialmente impegnato in una forma che non sia occasionale ma legata a fattori strutturali. Questi sono i grandi fenomeni che, finalmente, vedo profilarsi. Sul fronte dell’incompiuto, da parte del legislatore, vi è il fatto che il Codice del terzo settore non spende una virgola sul tema della collaborazione tra il privato for profit e no profit. Una collaborazione che se venisse incoraggiata sarebbe un altro motore di cambiamento e di accelerazione e quindi di riduzione delle distanze”.

Cos’è un’impresa responsabile e come si declina concretamente questo concetto per una banca?

“Un’impresa responsabile è un’impresa che sta al mondo con una visione più concreta, più reale del suo stare al mondo. Da un punto di vista strategico ciò che una banca può fare è vivere consapevolmente dal punto di vista ambientale e sociale così come prevede la logica degli Esg. Tutto quello che spinge in questa direzione è benvenuto e tutti fattori, seppure ancora un po’ fumosi, che siamo abituati a considerare possono essere riassunti in quello che io chiamo riduzione delle disuguaglianze. Questo una banca può farlo in due modi: finanziando i soggetti che sono i riduttori istituzionali della disuguaglianza, cioè l’economia sociale; e premiando tutti comportamenti che vanno in questa direzione messi in atto dalle imprese for profit e anche da parte dei cittadini. Questo vuol dire accompagnare con i propri strumenti, di rete prima e di credito poi, le cosiddette buone pratiche per farle crescere”.

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