Intesa Sanpaolo, in Italia non più consolidamenti

(Teleborsa) – “Intesa Sanpaolo ha già fatto tutto quel che poteva fare in Italia in termini di consolidamento, l’unico ad oggi possibile sarebbe quello su operazioni cross border per cui però non esisterebbero le condizioni favorevoli”. A rendere chiaro la posizione della seconda banca italiana è Gian Maria Gross-Pietro Presidente del Consiglio di Amministrazione del Gruppo.

A margine del convegno sull’educazione finanziaria e il risparmio, organizzato a Roma da Save (Sostenibilità, Azione, viaggio, esperienza), il numero due dell’istituto torinese ha poi precisato il concetto affermando che le condizioni non esistono a causa degli “ostacoli” derivanti dal non completamento dell’Unione bancaria, che impediscono le sinergie e creano costi eccessivi su ipotetiche operazioni di questo genere. Qui il consolidamento lo abbiamo già fatto. Dentro a Intesa SanPaolo ci sono almeno 250 banche che sono state assorbite durante la sua storia e stiamo finendo di assorbire quelle che erano storicamente delle importanti attività sul territorio. Non dimentichiamoci che noi siamo stati gli unici in grado di intervenire sulle due banche venete e questo è un consolidamento fatto meno di due anni fa. Per chiudere il discorso aggiungiamo che un ulteriore consolidamento in Italia solleverebbe immediatamente dei problemi Antitrust“.

L’argomento è stato sollevato di risposta alla dichiarazione fatta ieri da Mario Draghi al termine del Consiglio direttivo nella quale il Presidente della Banca Centrale Europea definiva il settore bancario del vecchio continente troppo affollato e di eccessi su personale, sportelli e costi. Problemi che, a detta di Draghi, andrebbero gestiti mediante consolidamenti.

“Il settore bancario italiano
– ha replicato Gros-Pietro – è forse quello che ha ridotto maggiormente la sua entità espressa come numero di filiali, rispetto agli altri Paesi europei. E non solo in termini di riduzione rispetto al pre-esistente, ma anche in termini di numero di filiali rispetto al numero di abitanti. Ci sono altri Paesi che hanno una maggiore abbondanza. Se poi parliamo come numero di banche, anche lì il numero di banche in Italia si è notevolmente ridotto. Ci sono altri paesi, io credo per esempio la Germania, in cui il numero di banche presenti è molto più elevato che in Italia, anche in rapporto al numero di abitanti e in rapporto al prodotto lordo del Paese. Quello che è importante, io credo, è soprattutto adeguare il contenuto dell’attività bancaria rispetto ai bisogni dei clienti e ai mezzi più opportuni per servire i clienti”, ha concluso il banchiere e economista.

(Foto: © Roman Babakin/123RF)

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