Intesa Sanpaolo, Gros-Pietro: “In Italia impossibile altre M&A. Serve unione mercati in UE”

(Teleborsa) – “In Italia è impossibile effettuare altre operazioni di M&A perché abbiamo raggiunto i limiti concessi dall’antitrust, tanto che abbiamo dovuto cedere parte delle filiali di Ubi“. È quanto ha affermato il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro in un’intervista a SkyTg24. “Servirebbero delle fusioni cross border – ha aggiunto – ma in questo momento non sono appetibili perché c’è troppa differenza di regolamentazioni e non c’è il mercato unico dei capitali”.

Per agevolare grandi operazioni di M&A tra banche in Europa, per Gros-Pietro, servono, dunque parità dei regolamentazioni e occorre accelerare sulla Capital Markets Union. “Senza la Capital Markets Union – ha spiegato – non si riusciranno a fare delle grandi operazioni cross border, perché le grandi operazioni vanno sottoposte alle assemblee degli azionisti e le assemblee degli azionisti devono vedere che ci sia un vantaggio nel fare l’operazione. Ma questo vantaggio non si trova se non si costruiscono sinergie, dal momento che il vantaggio deve essere per tutti e due i partecipanti alla fusione e le sinergie nascono quando c’è una certa omogeneità delle condizioni regolamentari”. La Capital Markets Union – ha proseguito il presidente di Intesa Sanpaolo –, “è un obiettivo che deve essere raggiunto perché altrimenti non riusciremo a competere con sistemi bancari come quelli di Usa e Cina e questo condannerebbe a un sottosviluppo l’area economica europea”.

Per Gros-Pietro l’Europa, e non solo l’Italia, deve rivedere il suo sistema bancario. “Un sistema che, – ha sottolineato – se confrontato con altri sistemi economici, appare sottodimensionato. Tra le prime venti banche globali per totale attivi vediamo che cinque sono cinesi, quattro americane, quattro giapponesi e poi arrivano anche le europee. Questo significa che, come Europa, siamo deboli dal punto di vista della finanza. Se noi pensiamo di avere la missione di aiutare l’economia circolare allora abbiamo bisogno di un sistema finanziario forte”.

Commentando le stime Ocse che per l’Italia prevedono nel 2021 una crescita economica superiore a quella della media Ue, battendo anche la Germania, il presidente di Intesa Sanpaolo ha evidenziato come l’Italia abbia una “migliore capacità di rimbalzo. C’è una resilienza della nostra manifattura – ha aggiunto – e l’anno scorso nelle esportazioni abbiamo fatto meglio della Germania”.

In merito alla crisi attuale Gros-Pietro ha sottolineato come sia “molto diversa” dalle precedenti, perché non ha origine dall’economia o dalla finanza: “per decreto – ha affermato – molte imprese sono state obbligate a chiudere. Quindi appena la crisi epidemiologica finirà ci sarà un rimbalzo, del resto l’economia italiana ha sempre dimostrato di essere più veloce a rialzarsi”. In merito a eventuali drastici lockdown per contenere i contagi e accelerare sulla campagna di vaccinazione per poi ripartire Gros-Pietro ha affermato che “certamente l’economia italiana soffre molto le chiusure e le riaperture. E quindi se fosse possibile una soluzione drastica ma definitiva sarebbe augurabile. Ma non sono certo in grado di dire – ha proseguito – se una soluzione drastica porterebbe ad una soluzione definitiva del problema. Una chiusura completa non c’è mai stata. Ad esempio i servizi bancari hanno continuato sempre a funzionare. Noi abbiamo avuto fino ad 80mila persone in lavoro da remoto e le filiali sono rimaste sempre aperte”.

In tale scenario per il presidente di Intesa Sanpaolo le aziende dispongono di una potenza di fuoco per fare investimenti. “Ci sono dei settori come molti dei servizi che hanno sofferto di più. Nel complesso – ha affermato Gros-Pietro gli aiuti sono stati importanti. Il sistema bancario ha concesso 300 miliardi di moratorie e di questi 145 fanno riferimento alle garanzie del fondo delle piccole e medie imprese. Le imprese stesse hanno messo fieno in cascina. L’anno scorso sono affluiti al sistema imprenditoriale 63 miliardi netti dalle banche. Hanno avuto 63 miliardi nuovi ma i depositi presso le banche sono aumentati di 88 miliardi. Nel complesso le imprese non hanno speso tutti i soldi che hanno ricevuto a credito ma hanno addirittura accantonato. Quindi hanno una potenza di fuoco non appena ci saranno le condizioni per fare investimenti”.

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