Intesa Sanpaolo Assicura, Scarfò: “Nel futuro dell’RC auto modularità e soluzioni ad hoc”

(Teleborsa) – Un impegno per diffondere cultura assicurativa sia nelle famiglie che a livello corporate, strumenti digitali e soluzioni chiare e comprensibili. Alla luce dell’impatto dell’emergenza sanitaria sul settore assicurativo sono questi gli elementi sui quali sarà necessario puntare nel post pandemia. È quanto spiega Alessandro Scarfò, amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo Assicura, illustrando l’evoluzione del settore con un focus particolare sulla mobilità, ambito che, più di altri, sarà interessato nei prossimi anni da consistenti cambiamenti.

Lo shock prodotto dalla pandemia Covid-19 ha cambiato anche il settore assicurativo. Come si evolve oggi il modo di fare assicurazione?

“Si deve evolvere in diverse maniere. Partendo da quelle più ‘soft’ il primo tema è rispondere all’incertezza. Questa pandemia ha generato un fortissimo livello di incertezza nelle famiglie. È stata particolarmente forte e impattante perché ha colpito i valori più cari come la salute e il lavoro. Tutto questo ha determinato nelle famiglie un comportamento abbastanza omogeneo traducendosi in una reazione non efficace che è quella di mettere da parte cash. Un rapporto del Censis di qualche settimana fa ha rilevato che lo stock di cash che c’è in questo momento nel sistema bancario italiano è uguale alla somma dei PIL di Spagna e Danimarca. Una cifra pazzesca che continua a crescere proprio perché la risposta più immediata all’emergenza è quella di mettere da parte denaro nell’eventualità di doversi curare o di perdere il lavoro. Una risposta che denota, tuttavia, la mancanza di una cultura assicurativa. E questo è punto sul quale banche e assicurazioni devono lavorare moltissimo, a livello della famiglia ma anche corporate, facendo capire che ci sono degli strumenti per contemperare sia la protezione che il rendimento che deriva da un investimento. Sul fronte degli imprenditori bisogna veicolare il messaggio che soluzioni di secondo pilastro nel mondo della salute, come ad esempio nel settore degli infortuni, possono essere più efficaci, dato che usufruiscono anche del beneficio fiscale, di un aumento di stipendio o a un aumento di contribuzione su altri ambiti. Il secondo punto è quello degli strumenti digitali il cui utilizzo, in questo momento, viene richiesto sempre di più dai clienti. È stato importante quello che abbiamo visto nel primo lockdown rispetto al rinnovo delle polizze auto: la percentuale dei rinovi fatti con strumenti digitali, sia in modalità self che in modalità assistita, è passata in meno di un mese dal 20 al 50%. Questo dimostra che si tratta di strumenti che nel momento del bisogno ci devono essere. Abbiamo, inoltre, notato che passato il momento del lockdown la percentuale di utilizzo non è tornata al livello iniziale ma si assestata intorno al 35%. Questo significa che vi sono alcune fasce della popolazione che hanno scoperto un certo tipo di utilizzo digitale e hanno deciso di proseguire su questa strada. C’è poi un tema di evoluzione dei prodotti soprattutto per quanto riguarda la componente sanitaria. La crisi sanitaria ha reso i clienti molto più consapevoli del rischio ed è, pertanto, necessario offrire loro soluzioni che siano chiaramente comprensibile anche alla luce di quelle che sono state le implicazioni che abbiamo visto in questi mesi”.

Parliamo dell’RC auto. La mobilità sta cambiando, occorrono prodotti sempre più significativi e su misura. In questo scenario, anche alla luce della mobilità intelligente del futuro, come cambieranno le polizze auto?

“Stanno già cambiando, molti dei cambiamenti hanno radici lontane. Sicuramente vi è il tema di una diminuzione progressiva dei chilometri, fenomeno già presente ma accentuato dal lockdown durante il quale chi ha comprato una polizza auto si è chiesto perché ha dovuto pagare ugualmente i due mesi in cui magari non ha mai tirato fuori la macchina dal garage. In futuro anche lo smart working inciderà molto su questa tendenza in quanto le politiche occupazionali tenderanno inevitabilmente, finita l’emergenza, a lasciare uno spazio importante a questa modalità di lavoro. Questo anche per motivazioni ambientali di riduzione nella rush hour del traffico e di bilanciamento vita-lavoro. Anche l’utilizzo della mobilità alternativa è qualcosa che viene da lontano e l’incremento delle piste ciclabili nelle città è un qualcosa di evidente. Vi è poi l’elemento della condivisione: soprattutto le generazioni più giovani sono molto più attratte dall’utilizzo che non dalla proprietà. Il carsharing aveva preso molto piede e il rischio Covid l’ha un po’ rallentato ma sono sicuro che usciti da questa situazione ritornerà ad avere una sua valenza. Da questo punto di vista sarà fondamentale, dunque, proporre prodotti personalizzabili in base alle proprie abitudini di utilizzo. Stiamo vedendo, ad esempio, che la formula consumo – che prevede un pagamento proporzionale in funzione dei chilometri percorsi – è ormai il prodotto ampiamente più venduto. Vi saranno poi prodotti che terranno presente anche la componente di mobilità alternativa. Noi abbiamo introdotto una soluzione che nell’ambito della polizza sottoscritta assicura al cliente una copertura per infortuni o danni a terzi avvenuti mentre sta andando in bicicletta. Quindi molta modularità e molta possibilità di personalizzare. Se si guarda un pochino più lontano vediamo poi tutto il mondo dell’auto intelligente, della self driving car. Lì è chiaro che le sfide sono molto innovative e bisognerà da una parte affidarsi a un modello algoritmico che guida la macchina tenendo in considerazione la possibile riduzione delle frequenze in termini di sinistrosità, ma dall’altra bisognerà prevedere i rischi di un malfunzionamento del sistema. Sono temi ancora da laboratorio ma rappresentano senza dubbio le prossime sfide per chi fa assicurazione”.

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