Intesa Sanpaolo accelera le startup italiane in Israele

Avviato un programma di promozione e formazione per 10 startup selezionate presso l’Eilat Tech Center

Intesa Sanpaolo e l’Ambasciata italiana d’Israele avviano, dal mese di gennaio 2020, il primo programma di accelerazione delle startup italiane in Israele, a cui partecipano 10 startup innovative selezionate tra 40 proposte di adesione al progetto. Le startup italiane, scelte tra i settori del food tech, clean tech, health tech e smart mobility, trascorreranno un periodo di training presso l’Eilat Tech Center del Gruppo Arieli, un acceleratore che investe in società ad alto tasso tecnologico per lo sviluppo della municipalità di Eilat. Il periodo di formazione e di accelerazione delle startup in Israele consentirà alle nuove imprese di acquisire un bagaglio di conoscenze da importare in Italia per futuri sviluppi dei rispettivi business nei territori da cui provengono. Il progetto è previsto, infatti, all’interno di un ampio accordo italo-israeliano sulla cooperazione industriale e tecnologica tra i due Paesi per lo scambio di idee innovative e di competenze.

Intesa Sanpaolo per la promozione dell’impresa italiana

Ormai è chiaro che le banche affiancano le imprese italiane non più solo finanziando i loro progetti, ma anche facendosi promotrici di progetti di accelerazione e di formazione delle stesse. Muta, quindi, l’impegno delle banche nei confronti del sistema economico nazionale per sostenerlo adeguandosi ai tempi. Ne è prova l’Intesa Sanpaolo Innovation Center, la divisione del gruppo bancario che da alcuni anni si occupa di promuovere nuovi modelli imprenditoriali e della nascita di nuove imprese italiane. I mercati sembrano premiare le strategie della banca: il titolo ISP negli ultimi sei mesi è cresciuto del +13,62% (dati Borsa Italiana), andamento in linea con l’intera Borsa di Milano che prosegue la buona prestazione del 2019 e presentata dal grafico dell’indice principale Italy 40, nel quale compare anche il titolo Intesa Sanpaolo.

Le startup italiane in Israele favoriscono il trading

Un giorno anche una delle startup ora impegnate nel percorso di formazione in Israele potrebbe, come Intesa Sanpaolo, essere quotata ed entrare a far parte degli indici di Piazza Affari. Un percorso per nulla improbabile, anzi, dagli incubatori d’eccellenza negli ultimi anni sono germogliate numerose aziende poi collocate nelle principali Borse mondiali, ad esempio le numerose startup ora in Borsa ma nate dall’incubatore Idealab. L’ingresso di startup italiane negli indici borsistici non farebbe altro che rafforzare l’economia italiana nel suo complesso perché aumenterebbero non solo il PIL nazionale, ma farebbero aumentare anche l’attività di scambio nei mercati finanziari. Il beneficio indirettamente ricadrebbe anche sull’Eurozona e cioè sul rafforzamento dell’euro scambiato nel mercato forex.

Perché Intesa Sanpaolo ha scelto Israele

Ritornando al progetto di accelerazione delle startup italiane in Israele, spieghiamo perché il gruppo bancario ha scelto questa nazione e non altre. Il paese mediorientale si colloca ai primi posti a livello mondiale nella classifica del numero di startup pro-capite: infatti, qui si investe il 4,1% del PIL a favore delle nuove imprese stimolando sensibilmente la loro nascita. Israele, inoltre, ha una elevata capacità di attrarre capitali stranieri rispetto alla media europea, tant’è che secondo i dati di Intesa Sanpaolo nel solo 2018 le startup israeliane hanno attratto 6,1 miliardi di dollari di capitali.

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