Debito pubblico, quanto ci è costato il governo Lega-M5S

Uno studio ha svelato quanto l'Italia, sotto il governo giallo-verde, ha pagato di interessi extra

Il governo targato M5s e Lega ha pagato 5 miliardi di interessi extra sul debito pubblico. Soldi che si sarebbero potuti conservare se la posizione ambigua tenuta sull’euro per un certo periodo fosse stata risparmiata.

A fare i conti in tasca all’esecutivo giallo-verde, che oggi 20 agosto dovrebbe vedere il definitivo tramonto, è stato il Sole24Ore, che ha commissionato un’analisi dettagliata a uno studio professionale che non è voluto rimanere anonimo. Ciò che invece ha rivelato sono alcuni dati precisi e puntuali riguardanti gli interessi dei titoli di stato che l’Italia ha maturato sul debito.

Da quanto emerso, nel 2019 si pagheranno 2,8 miliardi in più di interessi su Btp e Bot. Nel nel 2020 la cifra si aggirerà attorno ai 2,3 miliardi. Per risalire alle cifre indicate, lo studio ha paragonato i Btp e i Bot emessi sotto il mandato giallo-verde a quelli spagnoli, una realtà simile a quella italiana. Ciò che appare chiaro fin da subito è come gli iberici, rispetto allo Stivale, abbiano pagato e pagheranno molti meno interessi.

Dall’inizio dell’avventura del governo Conte, cioè quando uscì la prima bozza di contratto della legislatura che sta volgendo al termine, i tassi sono calati: i Btp segnavano 1,92%, oggi si attestano all’1,4%.

Questo il dato assoluto che, a una prima occhiata, dovrebbe far ben sperare. Tuttavia, se si paragona a quello degli altri Paesi che hanno vissuto situazioni economico-finanziarie simili all’Italia, la questione assume un’altra piega. Infatti, i tassi dei nostri vicini nel medesimo periodo sono sì calati, ma in maniera decisamente più drastica. Spagna: dall’1,32% allo 0,15%; Portogallo dall’1,71% allo 0,18%; l’Irlanda è persino passata dall’1,05% a interessi sottozero. Il che significa che chi investe in titoli di stato irlandesi oggi, alla scadenza riceverà meno soldi di quelli dati. Stessa cosa vale per realtà come Germania e Olanda.

Appare chiaro che l’Italia, seppur rispetto al marzo 2018 paghi tassi inferiori, non ha sfruttato pienamente le occasioni che hanno colto gli altri stati dell’Eurozona.

Ma perché i tassi sono scesi? Il fatto è globale. A fine 2018, lo spettro di una recessione su scala mondiale ha favorito l’intervento delle banche centrali, Bce in testa. La crisi prospettata fa paura e dunque la Bce cercherà di porre rimedio, tagliando i tassi di interesse e avviando una nuova fase di quantitative easing (acquisto di titoli di stato per iniettare liquidità).

Da qui la diminuzione dei tassi di interesse dei titoli di stato europei. Per l’Italia, però, come si evince dai dati, la discesa non è stata forte come per gli altri. Se ci fosse stato un calo degli interessi al pari di quello spagnolo, oggi avremmo 5 miliardi in meno da pagare.

Le cause di questa situazione sono da ricercare non tanto nelle specifiche politiche economiche applicate in questi mesi, ma soprattutto nei discorsi euroscettici di un’ala governativa. I mercati, a torto o a ragione, hanno avuto il timore che a un certo punto l’Italia potesse percorrere una strada alternativa all’euro. E chi investe in titoli di stato non vuole certo avere indietro del denaro in una moneta debole, in questo caso la lira se si verificasse un’Italexit.

Dunque, secondo tale ragionamento, chi ha investito in titoli italiani lo ha fatto con meno fiducia, che nel mercato significa comprare e ottenere interessi maggiori. Quelli che paga l’Italia.

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