Inps, chiusura del bilancio in disavanzo: perché i conti non tornano

Ancora un disavanzo per il bilancio dell'Istituto di ptrevidenza, il decimo consecutivo

Un’altra chiusura d’anno con i conti in rosso per i conti dell’Inps, l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale. Anche per il 2020, infatti, l’ente approverà il bilancio in disavanzo, per il decimo anno consecutivo. La novità è che per questa volta si eviterà l’esercizio provvisorio.

Nei giorni scorsi, il Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) ha approvato all’unanimità il bilancio preventivo 2020 dell’Inps, nonostante il ritardo con cui è stato predisposto dagli Organi di gestione dell’Istituto. Il bilancio prevede un risultato di esercizio negativo di 6,38 miliardi di euro, ma con un miglioramento del 35% rispetto alle previsioni del 2019.

Anche per il prossimo anno, pertanto, l’Inps sarà in disavanzo e si tratterà del decimo anno consecutivo. L’elemento positivo, tuttavia, è che per la rima volta dal 2011 non si ricorrerà all’esercizio provvisorio. L’Inps è entrato in disavanzo tra il 2009 e il 2010 a causa degli squilibri di diverse gestioni previdenziali seguiti all’incorporazione di Inpdap, l’ex istituto di previdenza dei dipendenti della Pubblica amministrazione, e in particolare per lo squilibrio del Cpdel, la Cassa dei dipendenti degli enti locali.

In poche parole, lo Stato non ha versato i contributi per i suoi dipendenti che poi sono stati scaricati sull’Inps, quando ne ha inglobato gli enti previdenziali.

Il risultato di esercizio migliore nel 2020 rispetto al 2019 è influenzato positivamente dalla previsione del gettito contributivo in crescita per 3,4 miliardi di euro riguardo alla gestione del lavoro dipendente privato e alla gestione separata. In termini negativi il bilancio registra un incremento dei crediti per 7,38 miliardi di euro.

Per il prossimo anno, l’Inps ha previsto entrate dai contributi per oltre 236 miliardi di euro, per far fronte a 233 miliardi di euro di prestazioni. Il bilancio conferma il rilevante contributo dei pensionati alla fiscalità generale, con trattenute Irpef versate dall’Inps allo Stato per 58 miliardi di euro.

L’Istituto prevede di pagare nel 2020 prestazioni complessive per circa 341 miliardi di euro. Gli interventi assistenziali per invalidità civile e accompagno saranno di circa 18,7 miliardi di euro, altri interventi di protezione sociale sono preventivati in 15 miliardi di euro, 5,2 miliardi per il secondo anno di sperimentazione di Quota 100 e 7,1 miliardi per il Reddito e la Pensione di cittadinanza.

Riguardo all’intervento dello Stato, poi, sono attesi trasferimenti per circa 123 miliardi di euro, di cui 86 miliardi per coprire prestazioni previdenziali e assistenziali e circa 17 per finanziare le politiche attive per il lavoro. Altri 19 miliardi servono per coprire i disavanzi previdenziali, soprattutto quelli relativi all’incorporazione dei soppressi Enti previdenziali del lavoro pubblico e delle aziende dei servizi privati (FFSS e Telefonia ecc) e dei coltivatori diretti.

A inizio gennaio 2020 dovrebbe insediarsi il nuovo Consiglio di amministrazione dell’Inps, con l’ingresso di un vicepresidente, Maria Luisa Gnecchi, che affiancherà il presidente Pasquale Tridico. Nel 2020 l’Inps avrà un organico di circa 28.900 dipendenti.

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