Infrastrutture, ancora troppi ponti e viadotti a rischio sulla rete Anas

(Teleborsa) – Il problema delle infrastrutture stradali a rischio in Italia sembra essere una piaga generalizzata, ponti e viadotti in gran parte “vecchi”, risalenti agli anni Sessanta, sui quali non sarebbero stati condotti i necessari interventi di manutenzione, di cui talvolta non si conosce neanche il proprietario o comunque chi sia incaricato del controllo e della manutenzione ordinaria e straordinaria. Opere che starebbero cadendo letteralmente in pezzi, cui nessuno provvede, anche dopo i ripetuti interventi legislativi per la sicurezza stradale. Oltre ai casi più eclatanti che coinvolgono le autostrade, sarebbero molte le strade ed autostrade a rischio in gestione all’Anas, che controlla peraltro una rete di proporzioni enormi (quasi 276 mila chilometri fra strade ed autostrade).

Secondo un’indagine de Il Corriere della Sera, a firma di Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto, vi sarebbero 3.500 i ponti “fuori controllo” ed ancora 763 senza un proprietario. Comune, Provincia, Regione: chi controlla quei cavalcavia a rischio? Un allarme lanciato anno fa dal quotidiano aveva messo in evidenzia la presenza 992 opere “anonime” non sottoposte a controlli ed in stato di evidente deperimento, poi il Ministero delle Infrastrutture aveva incaricato Anas di “sorvegliarli” ed ancora oggi resterebbero 763 cavalcavia a rischio, sui quali non sono ancora state condotte le verifiche approfondite, necessarie per legge, ma solo quelle “a vista”.

Il punto sembrerebbe essere ancora una volta l’assenza di controlli e verifiche adeguati. Sugli altri 14.500 ponti e viadotti di sicura proprietà Anas, infatti, le verifiche sembrerebbero scarseggiare: per i ponti principali e “critici”, vale a dire quelli che mostrano un evidente stato di deperimento, le ispezioni a fine dicembre 2019 si sarebbero fermate ad un terzo del totale: sui 4991 ponti da controllare in modo più approfondito ne sarebbero stati ispezionati il 28% (1.419). Guardando allo storico dell’attività ispettiva si noterebbe un progressivo rallentamento dei controlli (nel 2018 erano state effettuate ispezioni sul 56% delle opere). Anche le ispezioni “a vista” effettuate trimestralmente dai cantonieri scarseggerebbero (sarebbero state condotte il 69% del totale contro l’88% del 2018 in base al sistema Bms che monitora la sicurezza delle opere e programma gli interventi di manutenzione) così come quelle sulla pavimentazione, che si sarebbero quasi fermate.

Un problema di mancanza di risorse? Non sembrerebbe questa la spiegazione di un allentamento dell’attività ispettiva, perché il contratto di programma stipulato fra MIT ed Anas aveva stanziato per il quinquennio 2016-2020 circa 23,4 miliardi, poi aumentati a 29,9 miliardi l’anno scorso, cui si aggiungerebbero altri 2,7 miliardi per il biennio 2019-2020, ma sinora sarebbero stati spesi meno di 200 milioni per la manutenzione straordinaria.

Il tutto sembrerebbe portare alla luce un unico elemento: assenza di controlli sui viadotti ed assenza di controlli su chi è incaricato di controllare.

(Foto: Roman Logov on Unsplash)

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