Industria italiana a passo di gambero, scatta l’allarme

Per l'Unione Nazionale Consumatori "è una doccia fredda per il Paese e per il Governo" che aumenta il rischio di una manovra correttiva

Ancora, purtroppo, cattive notizie: industria italiana a passo di gambero. Secondo la rilevazione dell’Istat relativa al mese di aprile, l’indice destagionalizzato della produzione industriale è sceso dello 0,7% rispetto a marzo. 

Crollo netto per la produzione italiana di autoveicoli,  che sempre nel mese di aprile, sprofonda facendo registrare  -17,1% rispetto all’anno precedente nei dati corretti per effetto del calendario.  Nei primi quattro mesi dell’anno emerge una contrazione cumulata del 14,7%.

Numeri che di certo non rassicurano soprattutto se inseriti in un contesto generale di grande affanno e sofferenza. Il primo a commentare con toni tutt’altro che felpati è il Segretario del Pd Nicola Zingaretti che su facebook attacca:  “Continua a peggiorare l’economia italiana. Sempre più aziende entrano in crisi, sempre più lavoratori sono a rischio. Il governo non ha nessuna politica per lo sviluppo e il lavoro. Voltiamo pagina: rivoluzione verde, meno tasse sul lavoro, più investimenti su scuola, università e ricerca”

Confcommercio, si va verso il secondo trimestre negativo – “Il calo registrato dalla produzione industriale nel mese di aprile accresce la probabilità di osservare un secondo quarto dell’anno peggiore del primo. Al di là di alcuni fattori stagionali che le attuali tecniche non riescono a neutralizzare del tutto, preoccupa il fatto che solo per l’energia si sia rilevato un andamento favorevole. In particolare, il calo della produzione per i beni di consumo, soprattutto durevoli, e per i beni  strumentali, è un segnale del permanere di difficoltà sia dal lato della domanda delle famiglie sia degli investimenti delle imprese”, commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio.

L’Unione Nazionale Consumatori parla di “una doccia fredda per il Paese e per il governo” che aumenta il rischio di una manovra correttiva, dice il Presidente Massimiliano Dona esprimendo forte preoccupazione.

Anche per Federconsumatori “dati allarmanti che si aggiungono a quelli rilevati dall’Istat nei giorni scorsi in relazione all’andamento delle vendite al dettaglio, praticamente ferme”. “Questo andamento testimonia lo stato di convalescenza in cui si trova ancora la nostra economia – si legge nella nota – che deve fare i conti con preoccupazioni ed incertezze derivanti dalla situazione internazionale, nonché dagli atteggiamenti contrastanti assunti dalle diverse anime del governo di fronte alle richieste europee di far quadrare i conti del Paese”.  

Nubi all’orizzonte anche secondo il Codacons: “A preoccupare è in modo particolare la forte riduzione della produzione nel comparto dei beni di consumo. Qui su base mensile il calo è del -0,5%, ma raggiunge il picco del -3,4% per i beni di consumo durevoli rispetto allo stesso periodo del 2018. Numeri – sottolinea ancora l’associazione – che rispecchiano in modo evidente la crisi dei consumi che si registra in Italia, con la spesa che non riparte e le famiglie che tendono a rimandare al futuro gli acquisti, con effetti negativi diretti per tutto il comparto industriale”.

IL “SALVAGENTE” MADE IN ITALY – Ad attenuare il preoccupante flop per fortuna ci ha pensato l’alimentare che rende il quadro meno amaro come precisa Coldiretti: “In forte controtendenza rispetto all’andamento generale, l’alimentare fa segnare un forte balzo del 4,9% della produzione che attenua il flop registrato dall’industria in generale”. “In un quadro preoccupante per l’economia generale, si legge, si tratta di un segnale importante per un settore trainante del Made in Italy che continua a crescere a livello nazionale e nelle esportazioni.

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