Industria Italia, domina l’energia: Enel davanti a Eni per fatturato

(Teleborsa) – La classifica dell’industria italiana è dominata per fatturato dai grandi gruppi energetico-petroliferi pubblici: Enel (con un fatturato di 77,4 miliardi di euro), Eni (69,9 miliardi) e GSE (€29,7 miliardi).

È quanto emerge dalla 55esima edizione dello studio sulle Principali Società Italiane dell’Area Studi di Mediobanca. Le posizioni successive si aprono ad altri settori, come il manifatturiero che si impone con FCA Italy (24,4 miliardi) in quarta posizione, i servizi guidati da Telecom (18 miliardi) prima di Edizione (16,8 miliardi), nuovamente la manifattura con Leonardo (13,8 miliardi) e i trasporti con FS (12 miliardi). Poco più dietro c’è Prysmian (11,5 miliardi), nel settore della gomma e cavi, seguìto dall’energetico-petrolifero di Saras (9,4 miliardi).

Complessivamente, nei primi 20 gruppi ne figurano nove a controllo pubblico, quattro a controllo privato italiano e sette a proprietà estera.

Se si guardano gli utili, nel 2019 il primo posto spetta di nuovo a Enel con 2,1 miliardi di euro, seguita da Guccio Gucci e Marelli Europe (2 miliardi). Considerando invece il biennio 2018-2019 cumulato la classifica degli utili vede ancora Enel al top (6,9 miliardi), seguita da Eni (4,3 miliardi), Poste (2,7 miliardi), Guccio Gucci (2,1 miliardi) e Snam (2,05 miliardi). In perdita, sempre nel biennio, Fca Italy (1,6 miliardi), Whirlpool Italia Holdings (0,7 miliardi) e Permasteelisa (0,6 miliardi).

Enel “campione” anche per debiti finanziari (con una consistenza a fine 2019 pari a 62 miliardi). La società con il maggior numero di dipendenti rimane Poste Italiane, con oltre 129 mila unità (nonostante il calo del 3,8% rispetto al 2018) e precede Ferrovie dello Stato (83.764 unità) e Edizione (80.044). Seguono, con più di 50mila addetti, Enel (68.253) e Telecom Italia (51.912).

Da un‘intervista svolta dalla seconda metà di settembre dall’Area Studi tra le imprese manifatturiere familiari italiane è emerso che esse si aspettano di chiudere il 2020 con un calo delle vendite dell’11,1% (-15,7% nel primo semestre, +5,4% nel secondo). Le attese sono diversificate a seconda del settore di appartenenza con comparti che più di altri soffrono le misure restrittive messe in atto per contrastare la diffusione della pandemia. Si tratta di tessile (-26,7%), abbigliamento (-25,2%), pelli e cuoio (-23,2%), mezzi di trasporto (-21,7%), trattamento dei metalli (-17,7%), metallurgico (-16%), legno e mobili (-14,4%), altri beni per la persona e la casa (-14,2%), elettro-meccanico (-13,6%) e macchine e attrezzature (-11,7%).

In minor calo chimico (-9,7%), prodotti per l’edilizia (-9,4%), carta e stampa, essenzialmente editoria (-6,1%), industria molitoria e pastifici (-4,4%), bevande (-2,9%), pharma e cosmesi (-2,6%). In positivo invece conserviero (+1,3%), dolciario (+2,5%), caseario (+4,9%) e altre industrie alimentari (+5,3%).

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