Inchiesta petrolio, Boschi ai giudici “Governo corretto”

(Teleborsa) – “Era necessario sentire la ministra”. Così i giudici lucani hanno motivato il colloquio di ieri con il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, come persona informata sui fatti, dopo la bufera giudiziaria causata dall’inchiesta di Potenza sulle estrazioni petrolifere in Basilicata, che ha portato alle dimissioni del ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi. 

“Era necessario farlo” ha detto il Procuratore di Potenza, Luigi Gay, ai giornalisti, al termine dei colloqui, ma nessun riferimento ai contenuti dell’incontro, tanto meno un commento sulle parole del premier. Sulla vicenda, infatti, è sceso in campo anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per placare la bufera politica, rivendicando con forza il suo emendamento. Quanto alla Boschi, il premier ha ribadito che la ministra “ha fatto il suo dovere”. 

La Boschi ad alcuni compagni di partito, ha detto di essere tranquilla “perché so che quella era una norma giusta, sono a posto con la coscienza e con la legge”. 

E, mentre nella sede del dicastero, il ministro rispondeva alle domande dei giudici, Renzi spiegava il suo punto di vista sull’inchiesta lucana, alla direzione del Pd, rivendicando su Tempa Rossa il segretario ha rivendicato l’operato del suo governo: “Il governo ha sbloccato un’opera bloccata dal 1989. Se avete qualcosa da chiedere chiedetemelo. Che si vada a sentenza. In Basilicata le inchieste sul petrolio si fanno ogni 4 anni, come le Olimpiadi. Non si è mai arrivati a sentenza. Se qualcuno ha rubato va messo in galera ma non si blocca l’opera. Chiedo alla magistratura di procedere velocemente e andare a sentenza”.

Intanto sono stati condannati gli ex vertici della Total, relativamente ai lavori per la costruzione del centro oli di “Tempa rossa”. Soddisfatto il Pubblico ministero, John Henry Woodcock, che in passato aveva indagato su illeciti legati alle attività petrolifere in Val d’Agri.

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