Varese, per 23 anni incassa la pensione del vicino morto: truffa da 370 mila euro

In un piccolo Comune è stata scoperta una grande truffa da 370.000€: ecco cosa è accaduto

Una donna anziana, un vicino altrettanto in là con l’età (con la differenza di essere morto) e un bottino del valore di 370.000€.

Gli ingredienti – e i personaggi – per la trama di un poliziesco che si rispetti ci sono tutti, ma qui la vicenda non è frutto di un semplice racconto, ma è realtà. In un piccolo Comune della provincia di Varese, una signora in età avanzata ha riscosso la pensione di un vicino di casa per un lungo periodo: 23 anni. E fin qui nulla di strano: capita spesso, soprattutto nei paesi e tra conoscenti, di farsi dei favori. Tuttavia, non può essere tralasciato un piccolo, ma determinante dettaglio: il vicino di casa non è più in vita, ma è morto e appunto da ventitrè anni.

Dal 1994 (anno del decesso dell’uomo) fino al 2017, la donna ha continuato a ritirare i soldi della pensione – stiamo parlando di circa 1.000€ al mese – incassando una cifra molto alta e che ammonta a 370.000€.

La donna riscuoteva l’assegno grazie alla delega rilasciata dal vicino, avendo però omesso a suo tempo la dichiarazione del decesso a morte avvenuta. I sospetti sono sorti all’INAIL, nel momento in cui la donna ha presentato all’ente una falsa dichiarazione che attestava la morte dell’uomo. Vista l’età improbabile dell’anziano signore (103 anni), l’INAIL ha allertato le Fiamme Gialle che dopo aver effettuato un controllo, hanno svelato la truffa perpetuata. La donna è infatti ora indagata per truffa ai danni dello Stato e si attende il normale corso delle indagini per comprendere meglio cosa è accaduto.

Si tratta di una svista importante da parte degli enti competenti che è costata 370.000€, cifra che nel frattempo lo stesso ente pensionistico si sta preoccupando di recuperare, trattenendo ogni mese la pensione di reversibilità alla donna. A quanto pare, la truffa è stata possibile a causa di una mancata comunicazione tra il Comune e gli Enti che si occupano del pagamento e che non erano venuti a conoscenza della morte dell’uomo. Un accadimento “sfortunato” che si è presentato anche perchè nel lontano 1994 – anno della morte dell’uomo – non era ancora attiva la procedura di informatizzazione relativa agli avvenuti decessi.

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