INAIL, oltre 100mila contagi sul lavoro: seconda ondata peggiore della prima

(Teleborsa) – Sono 104.328 le denunce di infortunio sul lavoro a seguito di Covid-19 segnalate all’INAIL al 30 novembre (il 20,9% delle denunce di infortunio pervenute da inizio anno e il 13% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’ISS alla stessa data). La seconda ondata ha avuto un impatto più significativo della prima, sottolinea l’istituto, anche in ambito lavorativo: nel bimestre ottobre-novembre, infatti, si rileva il picco dei contagi di origine professionale, con quasi 49mila denunce di infortunio (pari al 47% del totale) rispetto alle circa 46.500 registrate nel bimestre marzo-aprile.

La maggior parte delle infezioni sul luogo di lavoro sono avvenute nei mesi di marzo (27,0%), novembre (26,6%), ottobre (20,3%) e aprile (17,6%); il 3,7% sono denunce afferenti al mese di maggio, l’1,7% a settembre, lo 0,9% a febbraio e a giugno, lo 0,8% ad agosto e lo 0,5% a luglio.

I casi mortali sono 366, pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno. La metà dei decessi (50,3%) è avvenuta ad aprile, il 33,1% a marzo, il 6,0% a maggio, il 5,5% a novembre, l’1,6% a luglio e a ottobre, l’1,4% a giugno e lo 0,3% ad agosto e settembre.

L’analisi territoriale conferma che le denunce ricadono soprattutto nel Nord del Paese: il 50,3% nel Nord-Ovest (il 30,5% in Lombardia), il 21% nel Nord-Est, il 13,7% al Centro, l’11,1% al Sud e il 3,9% nelle Isole. Le province con il maggior numero di contagi sono Milano (11,9%), Torino (7,6%), Roma (4,2%), ma in termini relativi sono le province meridionali a registrare i maggiori incrementi: Reggio Calabria, Caltanissetta, Caserta e Salerno.

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale, con il 68,7% delle denunce e il 23,7% dei casi mortali, precede l’amministrazione pubblica, in cui ricadono il 9,2% delle infezioni denunciate e il 10,3% dei decessi. Gli altri settori più colpiti sono i servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il manifatturiero, le attività dei servizi di alloggio e ristorazione e il commercio.

La maggioranza dei lavoratori contagiati sono donne (69,4%), con un’età media dall’inizio dell’epidemia di 46 anni per entrambi i sessi. Il 42,5% delle denunce riguarda la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,8%), 18-34 anni (18,8%) e over 64 anni (1,9%). I decessi, invece, sono concentrati soprattutto tra gli uomini (84,2%) e nella fascia 50-64 anni, con il 71,6% del totale dei casi. L’85,6% dei contagi denunciati riguarda lavoratori italiani. Il restante 14,4% sono stranieri (otto su 10 donne), concentrati soprattutto tra i lavoratori rumeni, peruviani, albanesi ed ecuadoregni.

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