In Italia c’è più lavoro… parola dell’Istat

(Teleborsa) – Il mercato del lavoro si sta sbloccando, grazie anche alle misure messe in atto dal governo con il Jobs Act. Tutti gli indicatori sul mercato del lavoro sono positivi, con aumenti congiunturali sia dell’input di lavoro impiegato sia dell’occupazione e una diminuzione della disoccupazione.

Il recupero dell’occupazione al netto della stagionalità sembra subire una battuta d’arresto nei mesi più recenti; la lieve crescita registrata nel periodo agosto-ottobre (+0,1%, +32 mila unità), spiega l’Istat, è infatti sintesi dell’elevato incremento registrato nel mese di agosto e dei cali successivi – di analoga intensità – manifestatisi a settembre e ottobre (-0,2%).

Considerando i confronti tendenziali, l’occupazione aumenta di 247 mila unità in un anno e i divari territoriali si riducono per il secondo trimestre consecutivo: oltre la metà della crescita dell’occupazione è infatti concentrata nel Mezzogiorno (+136 mila). Un elevato titolo di studio si conferma un vantaggio nel mercato del lavoro. La riduzione tendenziale dei disoccupati riguarda sia le persone con precedenti esperienze lavorative, soprattutto nel Mezzogiorno, sia quelle in cerca di prima occupazione, nella maggior parte dei casi giovani e donne.

A distanza di dodici mesi i giovani continuano a rappresentare più della metà dei nuovi ingressi nell’occupazione, con una tendenza crescente; diminuiscono gli scoraggiati, che transitano più frequentemente verso l’occupazione; cresce la permanenza dei dipendenti a termine, sia per chi continua a svolgere un lavoro a termine sia per chi transita a tempo indeterminato.

Dal punto di vista settoriale, nel terzo trimestre è particolarmente significativa la crescita congiunturale dell’occupazione dipendente nei comparti dei servizi privati, più legati alla dinamica della domanda interna. Nell’insieme dell’economia, l’aumento dell’occupazione ha riguardato nel trimestre esclusivamente i lavoratori dipendenti a termine, le regioni del Centro e del Mezzogiorno, e soprattutto i giovani 15-34enni. La crescita tendenziale del lavoro a tempo indeterminato ha coinvolto gli uomini e gli ultra 50enni.

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