In Italia 520 furti in casa al giorno: uno ogni tre minuti

E solo tre denunce su cento vanno a buon fine. La disarmante fotografia scattata dalla CNA

(Teleborsa) – I furti nelle abitazioni sono in diminuzione. I numeri delle statistiche parlano chiaro. Ma ne rimangono in media oltre 520 al giorno. Limitandosi, cioè, a considerare i soli ai furti nelle case private che sono denunciati dai danneggiati: molte volte le “vittime” sono, infatti, per così dire decisamente scoraggiate e nemmeno si rivolgono alla caserma dei Carabinieri o al locale commissariato della Polizia di Stato competenti nel territorio per comunicare l’accaduto

Così, soprattutto in tempo di vacanze, la paura rimane per i tanti che si vedono costretti a lasciare le abitazioni incustodite per giorni o settimane, talvolta per mesi. A fronte di una casa svaligiata ogni tre minuti (dati Istat aggiornati al 2017) c’è poco da richiamare le statistiche. Se, poi, solo tre denunce su cento vanno a buon fine (con la scoperta del ladro, ma difficilmente con il recupero della refurtiva) c’è poco da discutere sulla differenza tra “percezione” e “realtà”. Una disarmante e triste fotografia scattata dalla CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) appunto sulla sicurezza nelle abitazioni.

Il merito del calo nel numero dei furti in abitazione denunciati è dovuto all’incremento delle misure di prevenzione e di controllo messe in campo dalle Forze dell’ordine contro questo reato, insieme alla fortissima opera di deterrenza, o meglio di difesa, attuata prima di tutto dai cittadini, che hanno investito cospicue risorse economiche per ridurre i rischi di intrusioni indesiderate. Dal Censis (l’Istituto di ricerca socio-economica italiano fondato nel 1964 da Giuseppe De Rita) si apprende, infatti, che nel nostro Paese due famiglie su tre (66,5 per cento) hanno installato la porta blindata, quasi una su due (42 per cento) un sistema d’allarme, una su tre (33,5 per cento) inferriate a porte e/o finestre, tre su dieci (il 31 per cento) infissi, vetri anti-intrusione e telecamere di video sorveglianza. Queste ultime nella maggior parte dei casi collegate direttamente con le centrali operative delle forze di polizia o delle ormai numerose organizzazioni di vigilanza privata.

Questi numeri, secondo l’indagine condotta da “Cna Installazione e Impianti”, sarebbero destinati a lievitare ulteriormente, nonostante il rallentamento delle spese per la videosorveglianza dovuto alla recente applicazione della normativa europea sulla privacy. Se tante famiglie si sono già cautelate, la platea dei possibili clienti rimane ampia: sono oltre dieci milioni le case dotate di utenza domestica, dalla fornitura idrica all’elettricità, ma non di porta blindata.

Senza contare gli aggiornamenti dei dispositivi attualmente in opera. Diventerebbe ancora più performante, di conseguenza, un mercato già molto appetibile, trainato dall’innovazione spinta del settore. Il fatturato delle imprese della sicurezza nel nostro Paese ha superato i cinque miliardi con circa 10 mila imprese. Milano è senz’altro la “capitale” italiana del comparto con 700 milioni di giro d’affari. Il primato tra le regioni va alla Lombardia, con Lazio, Piemonte e Campania nelle primissime posizioni.

Sulla sicurezza, in genere il cliente non bada a spese. E, quale che sia l’investimento, anche ridotto, non punta primariamente al risparmio. Quando decide di affrontare la spesa, comunque, scopre che spesso è inferiore alle sue previsioni. Mettere in sicurezza un’abitazione costa complessivamente tra i 4/5mila e e 16/18mila euro, a seconda delle dimensioni nonché della quantità e qualità delle apparecchiature scelte.

Per una porta blindata la spesa oscilla tra i 1500 e i 6000 euro. I costi minimi per le inferriate variano tra 150 a 600 euro al metro quadrato. I sistemi di allarme vanno da 200 a mille euro e più. Per le telecamere interne sono sufficienti 100 euro ognuna, per le esterne 150, tenendo comunque in dovuto conto i “limiti” e gli “obblighi” imposti dalle normative sulla privacy. Ovviamente queste ultime cifre aumentano con i costi della connessione: le abitazioni possono essere tenute sotto controllo da una centrale o tramite il proprio smartphone 24 ore su 24.

Ma come fare per evitare brutte sorprese al ritorno delle vacanze o, in genere, al rientro a casa? Innanzi tutto evitare di “sbandierare” sui social luoghi tempi della agognata vacanza per farsi belli con parenti e amici. I “ladri” e i malintenzionati, come del resto le Forze di sicurezza istituzionali per opposti motivi, hanno in Facebook,Twetter, Instagram e via dicendo le migliori fonti d’informazione. Come, per altri motivi, appunto i social sono attentamente monitorati dagli uffici del personale delle aziende e degli enti in cui lavorate. Evitare quindi di tentar di strappare qualche giorno in più di vacanza o di permesso adducendo indisposizioni o malesseri non rispondenti alla realtà!. Il risultato finale “al dunque” potrebbe esser ben peggiore di quello di una visita di “mariuoli” nel proprio appartamento.

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