IMU/TASI e il risiko delle aliquote

(Teleborsa) – E’ iniziato il conto alla rovescia per il pagamento di IMU e TASI. Entro il 16 dicembre i contribuenti saranno chiamati a versare quanto dovuto in base ai criteri definiti dal Comune di appartenenza. 

Si tratterà di un vero salasso di fine anno, ma sarà l’ultimo. La scadenza del 16 dicembre, infatti, è stata definita dal premier Renzi come il “funerale della tassa sulla prima casa” poiché dal prossimo anno, secondo quanto definito nella legge di Stabilità, è abolita ogni forma di imposizione fiscale sulla prima casa. 

Insomma il countdown è iniziato, ma con il solito caos del calcolo, giacché oltre 800 Comuni hanno presentato le delibere sulle aliquote, in ritardo, ovvero oltre la scadenza del 30 luglio. Per tali Comuni dovrebbero essere valide le delibere dell’anno precedente (a giugno il calcolo è stato fatto con le aliquote del 2014, per il saldo ora si devono usare quelle deliberate nel 2015, ndr) ma i Comuni hanno fatto capire di non voler rinunciare agli aumenti. Il governo è in cerca di una soluzione, ma la sabbia nella clessidra corre in fretta e il 16 dicembre si avvicina. 

Per gli imprenditori, IMU e TASI, rappresentano una nuova stangata da 5 miliardi di euro. Secondo uno studio della CGIA di Mestre, al lordo del risparmio fiscale, lo sforzo maggiore sarà richiesto agli albergatori che mediamente saranno chiamati a versare 6.000 euro circa. Seguono i proprietari dei grandi magazzini commerciali (categoria catastale D8), con poco più di 4.000 euro, e i “capitani” delle grandi industrie (D7), con 3.240 euro. Per i capannoni di minori dimensioni (D1), gli artigiani e i piccoli imprenditori pagheranno poco più di 2.020 euro, per gli uffici e per gli studi privati (A10) i liberi professionisti verseranno un’imposta media di 1.010 euro.

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