Imprese: Eni al top tra i gruppi industriali italiani

La compagnia petrolifera riconquista la vetta della graduatoria dei gruppi italiani a maggior fatturato

Eni è al primo posto tra i gruppi industriali italiani per fatturato, con una crescita del 13,3% (da 66,9 a 75,8 miliardi di euro) rispetto all’anno fiscale precedente. Segue Enel (+0,6% da 72,7 a 73,1 miliardi) che rimane prima per gli utili biennali (8,6 miliardi), seguita sempre da Eni (7,5 miliardi).

Il dato emerge da uno studio Mediobanca sui grandi gruppi industriali italiani che vede una forte predominante delle aziende del settore energetico con nove aziende del comparto tra le prime 20. L’indagine Mediobanca riguarda la riclassifica a fine 2018 e fine 2017 di 3.452 bilanci forniti da 2.577 imprese dell’industria e dei servizi (da 50 milioni di fatturato).

Il merito del primato è da attribuire all’andamento del prezzo del petrolio, che consente al gruppo del cane a sei zampe di far volare introiti e utili. Negli ultimi due anni, il prezzo di un barile di greggio ha conosciuto notevoli crescite (barile in dollari: +30,9% nel 2018 e +24,2% nel 2017) consentendo a Eni di riconquistare la testa di questa particolare graduatoria. Eni torna al primo posto, che già aveva occupato tra il 2003 e il 2013, dopo due anni di primato per Enel (2016-2017) e due di Exor (2014-2015), uscita perché trasferitasi in Olanda.

Consolida la terza posizione Gse (società pubblica di compravendita di energia elettrica), con vendite per 32,3 miliardi, davanti a Fca Italy, con 27,2 miliardi di ricavi (-4,8%) e un fatturato sul mercato italiano in calo del 5,5% (estero -4,3%). Segue Telecom Italia (5°) che perde un 3,3% su base omogenea a 18,7 miliardi (-11% il fatturato estero, principalmente per la svalutazione del real brasiliano di circa il 20% rispetto al 2017). Edizione dei Benetton (12,6 miliardi, +1,8% su base omogenea) stabile in sesta posizione (ma seconda per debiti con 48 miliardi di euro, in crescita del +155,2%), e precede Leonardo (12,2 miliardi, +4,3% su base omogenea).

Ferrovie dello Stato, seconda per dipendenti a quota 82.944 (+11,4%), sale in ottava posizione con ricavi in crescita a 11,6 miliardi, principalmente per il consolidamento di Anas, seguita dalla Saras dei Moratti (10,3 miliardi, +34,6% su base omogenea, da imputare sostanzialmente all’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi) e da Prysmian decima con 10,1 miliardi, +1% su base omogenea.

Completano la classifica Esso Italiana (11esima a +7,1% a 9,5 miliardi) davanti a Edison (9,2 miliardi) e Luxottica (con vendite a 8,9 miliardi); Poste Italiane scende di una posizione al 14° posto, seguita da Saipem e Supermarkets Italiani. Nella top 20 troviamo tre new entry: Api (17esima con 6,69 mld grazie al consolidamento di Italiana Petroli (ex joint venture tra la famiglia Garrone e Total France), Kuwait Petroleum Italia (18esima con 6,68 miliardi, +15,4%) e A2A (19esima 6,3 miliardi di vendite). Chiude la Top20 Parmalat (dalla 17/a con 6,2 miliardi di ricavi, +0,3% su base omogenea).

Tra le banche, Unicredit resta in cima alla classifica delle prime 20, in base al totale attivo tangibile 2018 (828 miliardi, -0,7%), davanti a Intesa Sanpaolo (778,6 miliardi, -1,3%) e Cassa depositi e prestiti (370 miliardi, +0,7%): nella top 10 seguono in ordine di classifica Banco Bpm (159,2 miliardi, -0,5%), Mps (130,3 miliardi, -6,2%), Ubi Banca (123,6 miliardi, -1,6%), Banca nazionale del lavoro (81 miliardi, +2,8%), Mediobanca (71,6 miliardi, +2,4%), Bper Banca (70,2 miliardi, +0,9%), e Crédit Agricole Italia (61,8 miliardi, -4,5%).

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