Imprese, Cribis: “Nei prossimi 3 mesi necessari 15 miliardi di liquidità”

(Teleborsa) – Nei prossimi tre mesi alle imprese potrebbero servire 15 miliardi di liquidità per via di un allungamento dei tempi sia per i pagamenti che degli incassi, oltre che per la contrazione del fatturato. Questa la stima del primo Osservatorio sul working capital realizzato da Cribis e Workinvoice su un campione di 84mila Pmi con fatturato tra i 2 e i 50 milioni di euro.

Secondo CRIF Ratings il fabbisogno finanziario per tutto il 2020 sarà di oltre 45 miliardi, di cui quasi il 50% riguarderà le imprese di Lombardia (27% del campione), Veneto (12%) ed Emilia-Romagna (10%), con maggiori difficoltà per commercio all’ingrosso, manifattura di prodotti metallici, non metallici e il segmento del tessile e abbigliamento. In questo scenario le simulazioni effettuate sul campione di Pmi hanno valutato l’effetto di un allungamento fino a 20 giorni dei tempi di incasso su 190 miliardi di euro di crediti commerciali e di 10 giorni su 152 miliardi di euro di debiti verso fornitori. L’impatto stimato – rileva l’analisi – indica un aumento dei crediti compreso tra 30 e 41 miliardi e tra 10 e 19 miliardi per il capitale circolante netto. Ipotizzando un aumento fino a 20 giorni nei tempi di incasso, l’Osservatorio ha riscontrato una crescita dei crediti verso i clienti di circa 41 miliardi di euro, pari al 22% del monte crediti in essere. Parallelamente, l’aumento dei giorni di pagamento ai fornitori determinerebbe una crescita dei debiti commerciali di 22,6 miliardi, pari al 15%. A parità di valori delle rimanenze, il peggioramento nelle abitudini di pagamento sulle 84mila aziende prese in esame corrisponde a 18,6 miliardi di euro (+11% del Net Working Capital iniziale).

Se si ipotizza, poi, un calo importante e generalizzato del 70/80% del fatturato nei prossimi 3 mesi (pari a un 20% su base annua) secondo l’Osservatorio Cribis Workinvoice l’aumento del capitale circolante netto da finanziare scenderebbe a 14,7 miliardi, assumendo che un calo così drammatico sia accompagnato da ulteriori ritardi nei tempi di incasso e pagamento. Dal rapporto emerge che la compressione degli stock potrà alleviare solo temporaneamente la situazione ma si prevede che le scorte debbano essere ricostituite nei mesi successivi.

Se, secondo CRIF Ratings, il 55% del campione di Pmi oggetto dello studio presenta livelli minimi o nulli di indebitamento finanziario o, in alternativa, disponibilità di cassa pari o superiori al debito finanziario in scadenza nel corso dei successivi 12 mesi, circa 31mila aziende (pari al 37% del campione) affrontano l’attuale emergenza partendo da situazioni di liquidità già delicate, mentre 6mila aziende (7% del campione) la fronteggiano senza molti margini di manovra. Entrambe – sottolinea CRIF Ratings –, mostreranno nel corso dell’anno esigenze di liquidità per circa 60 miliardi di euro, di cui solo una parte minoritaria, stimata in circa 15 miliardi, potrà essere coperta dai flussi di cassa generati durante il 2020.

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