Ilva, “Ambiente svenduto”: Pm chiede confisca sito

(Teleborsa) – Confisca degli impianti Ilva: questa la richiesta che, ieri, mercoledì 17 febbraio, il PM Mariano Buccoliero ha avanzato alla Corte d’Assise di Taranto nell’ambito del processo “Ambiente Svenduto” sul disastro ambientale e sanitario generato, secondo l’accusa, dalle emissioni nocive dallo stabilimento siderurgico.

35 le condanne per un totale di quasi 400 anni di carcere chieste dalla Procura di Taranto. Chiesti 28 e 25 anni di reclusione per Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva, tra i 47 imputati (44 persone e tre società Ilva – Riva Forni Elettrici e Riva Fire, quest’ultima divenuta Partecipazioni Industriali in liquidazione), accusati di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.

Cinque anni di reclusione chiesti per l’ex Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola accusato di concussione aggravata in concorso. Secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per far “ammorbidire” la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva. Assennato ha sempre negato ingerenze da parte dell’ex governatore che oggi ha detto sentirsi “deluso” perché ritiene di aver “sempre operato nel rispetto della legge”, e ha aggiunto che attenderà la sentenza “con serenità” .

Le richieste dell’accusa arrivano a pochissimi giorni dalla sentenza dello scorso 13 febbraio con cui il Tar di Lecce ha ordinato lo spegnimento degli impianti dell’area a caldo, confermando l’ordinanza del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, impugnata da Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal.

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