Il silenzio delle criptovalute: eppur il comparto si muove

(Teleborsa) – Negli ultimi 12 mesi il Bitcoin è passato da essere una forma poco conosciuta di moneta elettronica a un asset “must have” fino ad un grande punto interrogativo della finanza mondiale. La maggior parte degli investitori dichiara che è stata una moda passeggera la cui bolla è scoppiata prima ancora di andare avanti. Del resto i dubbi non sono mai stati dissipati: dagli attacchi hacker alle piattaforme di exchange di criptovalute degli scorsi mesi, al grande dispendio energetico della tecnologia del mining (creazione di criptovalute) ; dal continuo “debutto” di nuove valute virtuali fino al grande quesito sulla regolamentazione dell’intero comparto. Le domande si rincorrono, ma i numeri restano.

Le cifre rimangono febbrili; ad oggi sono oltre 1.600 le criptovalute con un valore aggregato che si stima essere di circa 280 miliardi di dollari (da quasi 800 miliardi all’inizio di gennaio 2018). In aumento di circa 30 miliardi di dollari dell’inizio del 2017 – che a sua volta era in aumento di circa 20 miliardi di dollari del 2016.

Numeri legati a molte domande le cui risposte però, dagli enti regolatori di tutto il mondo, restano le più disparate, talvolta discordanti. Recentemente c’è stata una apertura da parte del governo di Malta che si contrappone ai differenti divieti imposti da parte di Cina e Corea.

Sotto la lente delle varie authority però non ci sono solo le criptomonete ma anche tutto quello che ruota intorno all’intero comparto crypto: le ICO e la Blockchain.

Se le Initial Coin Offering (meglio conosciute come ICO), metodo con cui le società raccolgono i fondi, si  sono dimostrate talvolta controverse con i fondatori di società fittizie “in fuga col malloppo” l’uso di un sistema di registro noto come Blockchain invece è sempre più in voga nelle grandi aziende.

L’utilizzo della Blockchain oggi si sta espandendo toccando comparti distanti come automotive, frodi elettorali, contratti intelligenti fino alla tracciabilità per le donazioni.

Anche l’ONU dal 2017 ne ha incoraggiato la conoscenza tra diplomatici e proprio personale per applicazioni umanitarie; un registro digitale che può gettare nuove basi per una maggiore trasparenza e fiducia, fondamentale ad esempio per la microfinanza.

In un comparto quindi, che al momento ha diminuito la propria voce, nonostante i proclami, con il futuro delle criptovalute permeato da dubbi, la tecnologia che lo ha lanciato è sicuramente qui per restare.

Il silenzio delle criptovalute: eppur il comparto si muove