Il rischio Italia per la bomba derivati

Unimpresa, l’associazione di categoria delle piccole e medie imprese italiane, ha redatto uno studio che fa emergere la mina derivati su cui l’Italia rischia di saltare, in caso di una nuova crisi finanziaria.

La stima attualizzata delle perdite per tutti i contratti derivati aperti in Italia ammonterebbe a oltre 160 miliardi, vale a dire a quasi il 10% del PIL del Paese. Una vera e propria allerta quella lanciata dall’associazione di categoria delle piccole e medie imprese, sui pericoli derivanti dal peso della finanza speculativa in Italia, sia nel settore pubblico sia nel settore privato.

Rispetto all’anno scorso, quando la potenziale perdita ammontava a 157 miliardi, l’ incremento è rimasto circoscritto all’1,66%, pari a 2,5 miliardi di euro. 

Analizzando nel dettaglio i numeri del report di Unimpresa, emerge che nei conti statali ci sarebbero derivati in perdita per circa 34 miliardi, poco più di un miliardo sarebbero quelli in capo agli enti locali, cioè province e regioni, assicurazioni e fondi pensione ascriverebbero perdite per 5,4 miliardi, mentre la fetta più grossa sarebbe in capo alle banche, con una perdita potenziale stimata per 144 miliardi di euro. 

Secondo il report analitico dell’associazione, elaborato su dati ufficiali della Banca d’Italia, la stima risalirebbe allo scorso giugno e corrisponderebbe al 9,80% del PIL nazionale che per quest’anno dovrebbe attestarsi a 1.635,4 mld di euro.  

“Quasi dieci anni di crisi hanno insegnato poco e lasciano il segno, paghiamo un conto salatissimo, quello della scelta di aver scommesso troppo sulla finanza e pochissimo sull’economia reale”, ha commentato molto laconicamente il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. 

Conti alla mano, l’Italia sembra però essere meno gravata dal peso dei derivati, vero e proprio denaro creato dal nulla. Agli oltre oltre 700.000 miliardi di dollari di derivati a livello mondiale, fanno riferimento circa 65/70 mila miliardi di dollari di PIL mondiale, cioè beni e servizi prodotti dall’economia reale.

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