Il popolo dei “senza fissa dimora” cresce. Ma chi sono?

(Teleborsa) – La crisi economica ha portato con sé disoccupazione e difficoltà economiche ingenti, tanto da far aumentare non solo il disagio sociale ma anche il numero di persone senza fissa dimora. Li vedi agli angoli delle strade, sotto la metro o nelle stazioni ferroviarie, alcuni ad elemosinare qualche spicciolo per mangiare o in fila davanti alle mense.
I senza tetto sono persone in stato di povertà materiale ed immateriale portatrici di un disagio complesso, che non si esaurisce alla sola sfera dei bisogni primari, ma che investe l’intera sfera delle necessità della persona, specie sotto il profilo relazionale, emotivo ed affettivo. Persone che finiscono per strada non per libera scelta, ma per emarginazione. 
Si tratta per lo più di uomini, stranieri (58,2%), con meno di 54 anni – anche se, a seguito della diminuzione degli under34 stranieri, l’età media è leggermente aumentata da 42,1 a 44,0 – o con basso titolo di studio. Cresce rispetto al passato la percentuale di chi vive solo ed anche la durata della condizione di senza dimora. In particolare aumentano le quote di chi lo è da più di due anni (dal 27,4% al 41,1%) e di chi lo è da oltre 4 anni (dal 16% sale al 21,4%).

Nei mesi di novembre e dicembre 2014, ben 50 mila 724 persone hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni italiani in cui è stata condotta l’indagine Istat, vale a dire il 2,43 per mille della popolazione regolarmente iscritta presso i comuni considerati dall’indagine. Tale dato risulta essere in aumento rispetto a tre anni prima, quando era il 2,31 per mille (47 mila 648 persone).

La quota di persone senza dimora che si registra nelle regioni del Nord-ovest è del tutto simile a quella stimata nel 2011, così come quella del Centro e delle Isole; nel Nord-est si osserva invece una diminuzione che si contrappone all’aumento nel Sud.

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