Il PIL preoccupa gli economisti. Critici sindacati e imprese

(Teleborsa) – Crescita zero per l’Italia nel secondo trimestre, un dato prevedibile a causa della frenata dell’economia mondiale, ma non scontato e quanto meno non previsto dagli analisti. 

I dati presentati oggi sall’Istat dono apparsi sconfortanti ed hanno già alimentato un ampio dibattito fra economisti, imprese e sindacati. 

Secondo Andrea Goldstein, Managing Director Nomisma, questi numeri “destano preoccupazione” e rivelano che “l’Italia conferma le sue difficoltà di lungo periodo”, che la vedono procedere di pari passo con la Francia, ma più lentamente della Germania e della media europea. Per l’economista, con una variazione acquisita per il 2016 pari a un modesto +0,6%, “lo spazio per una manovra espansiva ad autunno si riduce ulteriormente”.

Per il settore produttivo è stata Coldiretti a commentare per prima il PIL, accogliendo positivamente il contributo dell’agricoltura al PIL, ma affermando che pesa ancora la deflazione. “Nelle campagne è deflazione profonda – sottolinea l’associazione che rappresenta una parte delle imprese agricole – con i prezzi crollati per raccolti e per gli allevamenti che non coprono più neanche i costi di produzione o dell’alimentazione del bestiame”.
“Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori- denuncia – dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy”, sottolineando che “dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%”.

Sul fronte dei sindacati si fa avanti la Uil, parlando di “crescita modesta, al limite della stagnazione” e sollecitando tutti, a partire dalla politica, a “percorrere nuove strade per fare uno scatto in avanti”. Lo dice il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy, scagliandosi contro le politiche di austerità e l’eccessivo peso dato alle imprese.

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