Il petrolio sfonda quota 92 dollari al barile, ai massimi in 7 anni

(Teleborsa) – Il greggio scambia a prezzi che non si vedevano da sette anni, con le tensioni geopolitiche e una tempesta invernale negli Stati Uniti che hanno alimentato le preoccupazioni per le interruzioni dell’offerta. “L’ultimo rialzo è stato innescato da una ondata di freddo in Texas, che sta alimentando le preoccupazioni per le interruzioni della produzione nel bacino del Permiano, il più grande giacimento di petrolio di scisto degli Stati Uniti”, ha spiegato Carsten Fritsch, analista di materie prime di Commerzbank

Alle 13.30 (italiane), i future sul greggio Brent di aprile 2022 hanno raggiunto i 92,85 dollari al barile, in rialzo di 1,77 dollari o dell’1,94%. I future sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) di marzo 2022 scambiano in guadagno di 1,92 dollari, o del 2,13%, a 92,19 dollari al barile.

Il maltempo negli Stati Uniti non è però l’unica motivazione del rally dell’oro nero. “La ripresa dei prezzi del petrolio nell’ultima sessione è stata aiutata anche da nuove prove della lotta dell’OPEC per aumentare la produzione“, ha affermato Stephen Brennock di PVM. “I membri dell’OPEC+ sembrano essere ulteriormente indietro rispetto alle loro promesse di aumentare la produzione di petrolio”, ha aggiunto Helge Andre Martinsen, analista di DNB Market. “L’OPEC+ si è rifiutatadi essere messa sotto pressione per aumentare la produzione più velocemente a marzo o forse a essere costretta a fare qualcosa che non è in grado di fare in questo momento“, ha evdienziato Craig Erlam, analista di Oanda.