Il nuovo aeroporto di Sant’Elena: il wind shear rende pericolosi gli atterraggi, 370 milioni buttati al vento?

(Teleborsa) – L’aeroporto è pronto, ma il vento è troppo imprevedibile e forte per gli aerei. I lavori per dotare di aeroporto la sperduta Isola di Sant’Elena, dove il 5 maggio 1821 morì Napoleone Bonaparte, sono terminati. Ma i test di prova per decolli e atterraggi di velivoli capaci di un adeguato numero di passeggeri non hanno dato sinora l’esito sperato. Sant’Elena è sperduta in mezzo all’Oceano Atlantico centro meridionale, 1900 Km a ovest dell’Angola. Per i collegamenti regolari erano stati tuttavia scelti sin dall’inizio gli aeroporti del Sud Africa, circa 6 ore di volo.

I tour operator inglesi avevano fatto molto affidamento sull’apertura di questo aeroporto la cui costruzione era cominciata nel 2005 e che fa parte dei territori britannici d’oltremare. Però, ingegneri e tecnici che hanno lavorato sul progetto non avevano fatto bene i conti con le insidie della natura, e in particolare con la furia dei venti. In ogni caso, date le dimensioni dell’isola e per la sua consistenza orografica, era stata subito esclusa la possibilità di una pista capace di accogliere i grandi jet intercontinentali. Impossibile trovare gli oltre 3 mila metri necessari soprattutto ai decolli degli Airbus e dei Boeing più grandi e più capaci. La scelta era caduta sui Boeing 737-800 di British Airways-Comair, riempiti tuttavia solo fino a 120 passeggeri a fronte dei circa 190 posti a bordo disponibili.

E così nei mesi scorsi un 737-800 Comair ha iniziato la serie di prove necessaria per testare la sicurezza di atterraggi e decolli. Niente da fare, con il temibile wind  shear onnipresente anche quando sole e cielo sereno potevano far pensare a tranquille passeggiate. Il wind shear, una cosiddetta turbolenza in aria chiara imprevedibile quanto letale, ha subito mostrato d’esser inquilino stabile quanto scomodo dell’isola. Inevitabili i ripetuti rinvii nell’apertura dello scalo.

Seri dubbi hanno ora assalito tecnici e gestori, preoccupati di aver non a caso gettato al vento i 370 milioni di euro necessari per la costruzione. I tecnici dello scalo che doveva essere inaugurato in pompa magna il mese scorso non desistono dal cercare soluzioni su come battere il wind shear (raffiche di vento con cambiamenti improvvisi e imprevedibili di velocità e direzione) che impazza sui dintorni della pista sui velivoli che atterrano da Nord. Non era del resto una sorpresa, come non lo è stato il tentativo senza successo di far atterrare l’aereo dal lato opposto, da Sud. Ma anche in questa zona dell’isola è presente lo stesso problema, per di più con l’aggravante del vento che soffia sulla coda dell’aereo.

Il Governatore di Sant’ Elena, la signora Lisa Phillips, tiene duro e cerca di mostrare sicurezza, anche se è stata costretta ad ammettere “che sì, ci sono delle difficoltà” che impediscono l’apertura del costosissimo scalo, aggiungendo: “Stiamo raccogliendo i dati sul wind shear, che fino ad oggi ha impedito in diverse occasioni l’atterraggio ad un aeroplano utilizzato per le prove, e riusciremo a inaugurare la struttura”. Ora si sta pensando all’utilizzo di velivoli più piccoli, ma le insidie dei venti non spariranno certo per questo. Chissà. Al momento, per chi vuol raggiungere Sant’ Elena rimane la cara vecchia imbarcazione che da Cape Town conduce all’Isola dell’esilio di Napoleone nei canonici 5 giorni di navigazione.

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