Il mercato Usa a rischio crollo, secondo Shiller

Il nulla di fatto sull’aumento dei tassi in Usa e in Gran Bretagna dice che per almeno un mese, ma forse anche due o tre, il denaro sarà a buon mercato. Alcuni investitori avranno tirato un sospiro di sollievo, a che la Fed abbia mantenuto i tassi sui minimi storici, ma la maggior parte degli investitori si è già resa conto che i giorni di denaro a buon mercato stanno volgendo al termine.

Gli stessi investitori che solo adesso guardano ai mercati azionari, mettendo in discussione la sua capacità di resistere sul picco di una rampata senza fine innescata nel marzo 2009.

Con i tassi vicino allo zero il mercato azionario è stata la prima scelta per chiunque avesse avuto fame di rendimenti e nel loro entusiasmo incontrollato, in piena “euforia irrazionale”, citando Shiller, potrebbero aver alimentato una bolla di proporzioni allarmanti.

Il termine più in voga che circolava nel periodo appena precedente il crollo delle dot.com era “cape” e identificava il “prezzo corretto di un titolo azionario rispetto agli utili”, cioè rispetto ai guadagni dell’azienda in un determinato ciclo temporale. Per calcolarne il valore basta dividere i proventi, per il numero di azioni in circolazione e si arriva a vedere quanto valore effettivo ogni singola azione ha conseguito in rapporto agli utili aziendali. L’intento è quello di stimare se un’azione è più o meno sopravalutata.

Robert Shiller, autorevole economista americano e premio Nobel per l’economia nel 2007, ha reso popolare questo parametro, decidendo di utilizzare come “guadagno” il reddito medio, al netto dell’inflazione, conseguito negli ultimi dieci anni, chiamandolo PE10.

Ma che valori deve esprimere questo parametro per essere giudicato alto o basso? La media storica del “cape” per l’indice S&P 500, l’ampio indice di mercato degli Stati Uniti, è 16,6. Il suo minimo è stato appena sotto quota 5, nei primi anni ’20 ed oggi l’indice esprime valori tra 25 e 26, livelli che dall’inizio del secolo scorso è stato superato solo tre volte, nel 1929, nel 1999 e nel 2007.

Sappiamo bene il resto della storia, cioè dopo il test sui valori massimi di quest’indice, seguirono dei veri e propri crolli i mercato.

Il mercato Usa a rischio crollo, secondo Shiller