Il Governo punta sull’anticipo pensioni “su misura” con occhio all’aumento delle minime

(Teleborsa) – Un piano pensioni del Governo dalle molte novità, che potrebbe essere varato con “Decreto” addirittura prima della Legge di Bilancio. A “riposo” con anticipo a richiesta, quindi, secondo le necessità di ciascuno. Naturalmente avendo compiuto in ogni caso i 63 anni di età, con un massimo di 3 anni e 7 mesi prima di quanto prevede la norma attualmente in vigore.

Una, per così dire, forma di “flessibilità allargata”, con cui il lavoratore potrà individualmente scegliere quanto vorrà farsi anticipare sul proprio “quantum” di pensione, se il massimo o una qualsiasi percentuale più bassa a seconda di desideri e delle necessità personali. Un progetto in cui il Premier crede molto, in ogni caso dai costi molto alti. Si parla, infatti, di “qualche” miliardo di Euro, due ad essere ottimisti. E Renzi punta anche all’innalzamento delle “minime”.

Si tratta di un prestito concesso dalle banche tramite Inps, coperto da un’assicurazione, che a fronte dell’anticipo richiesto dal lavoratore sarà restituito ratealmente in 20 anni. Di regola a partire, appunto, da quei 66 anni e 7 mesi, soglia da cui parte al momento la “quiescenza”. Ma con una “decurtazione” sostenibile, perché se troppo onerosa potrebbe far fallire l’intera operazione.

L’idea del Governo sarebbe quella di detrazioni in misura fissa, appunto per favorire le categorie dai redditi più bassi. Ovviamente, sarà penalizzato in misura crescente chi dispone di un buon reddito. Agli “esodati” l’Ape la pagherà lo Stato, mentre per si trova tra gli “esuberi” ci penserà l’Azienda dove ha prestato la sua opera.

Conti e simulazioni sono ormai in dirittura d’arrivo. Martedì 6 settembre ripartirà il confronto con i sindacati, preceduto, tuttavia, da una riunione a Palazzo Chigi di Premier, per stabilire esattamente quel che nei fatti si può fare. Renzi e il suo staff sono consapevoli della “delicatezza” della questione pensioni e sanno che una discussione con le parti sociali prima che “a cose fatte” potrebbe evitare uno scontro che non converrebbe proprio a nessuno.

Il costo del “pacchetto” dovrebbe aggirarsi attorno ai 2 miliardi, senza considerare interventi sui trattamenti minimi, e comprende 7 misure: l’Ape, ovvero l’anticipo pensionistico, la “quattordicesima”, gli interventi a favore dei “lavoratori precoci” e per quelli impegnati in attività “usuranti”, l’eliminazione delle penalità per chi lascia l’occupazione prima di aver compiuto i 62 anni avendo maurato 40 anni di contributi, la no tax area, la ricongiunzione gratuita per i contributi versati in diversi fondi. Operazione, quest’ultima, altamente molto onerosa, e di fatto quasi impraticabile.

Sull’Ape, tuttavia, incombe l’incognita Ue. L’Unione europea potrebbe, infatti, intervenire inserendo dei paletti.

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