Il giudizio si Moody’s sulla bad bank. Ecco chi vince e chi perde

(Teleborsa) – Luci ed ombre sul meccanismo di soluzione del problema dei crediti deteriorati delle banche, concordato fra l’Italia e la Commisisone europea. E’ quanto mette in luce l’agenzia di rating Moody’s nell’ultimo numero del Credit Outlook.

L’agenzia, da un lato, mette in luce gli effetti “generalmente positivi” della cartolarizzazione assistita da garanzie statali, dall’altro, evidenzia l’emergere di nuove perdite nei bilanci delle banche, derivanti dalla grande differenza tra la valutazione delle banche di tali crediti (pari in media al 40% del loro valore nominale) e il prezzo di mercato al quale tali crediti verrebbero venduti (stimano in circa il 20% del valore nominale). Si tratta di una stima basata sul prezzo del 17,5% registrato per il trasferimento alla bad bank delle sofferenze dei 4 istituti risanati dal decreto salva-banche.

Chi vince e chi perde. Moody’s ha anche analizzato cosa cederebbe ai coefficienti di patrimonializzazione delle principali banche italiane, se queste trasferissero tutte le loro sofferenze ad un prezzo pari al 20% del valore nominale. In base alle proiezioni degli esperti, il maggior indice di patrimonializzazione CET1 ratio migliorerebbe per Intesa Sanpaolo (che passa dal 13,40% al 13,99%), per MPS (dall’11% all’11,54%) e per Unicredit (dal 10,20% all’11,57%). Un peggioramento si registrerebbe invece per Banca Carige (dal 12,25% all’11,57%), per Banca Popolare di Milano (dall’11,35% al 10,52%) e per UBI Banca (dal 12,97% al 9,91%).

Un vero e proprio tracollo si registrerebbe per il Banco Popolare, che vedrebbe dimezzato  l’indicatore al 5,94% dal 12,25%, scivolando sotto il livello del 9,55% richiesto dall’UE. L’agenzia però non valuta che le sofferenze potrebbero essere cedute nel tempo, con una diluizione delle relative perdite, e non tiene conto delle trattative avanzate di fusione con BPM. 

Moody’s ha ovviamente fatto anche altre precisazioni: innanzi tutto, la simulazione non considera il possibile abbassamento dei requisiti prudenziali, poi, non tiene conto del fatto che le sofferenze relative ai mutui immobiliari potrebbero essere soggette ad un taglio inferiore di prezzo.

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