Il DEF all’esame delle Commissioni. Padoan: “nel 2016 la ripresa continuerà”

(Teleborsa) – Il nuovo DEF 2016 ha ridotto le stime di crescita per l’Italia, compatibilmente con un quadro deteriorato dell’economia internazionale, ma ha ribadito l’obiettivo prioritario di riduzione del debito e l’avanzamento delle riforme.

Il documento, approvato una decina di giorni fa dal governo, sarà presentato a Bruxelles per valutarne la compatibilità con il patto europeo ed è ora al vaglio delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, dinanzi alle quali proseguono le audizioni del governo e delle parti sociali.

Oggi è la volta del Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, il quale ha ribadito che “nel 2016 la ripresa continuerà e si consoliderà” e che il principale obiettivo resta quello di rilanciare crescita ed occupazione, portando avanti le riforme.

Secondo il numero uno del ministero di Via XX Settembre, sono quattro gli strumenti per il rilancio: investimenti pubblici e privati, riduzione del deficit e debito, riduzione tasse e spending review e miglioramento della capacità competitiva. In particolare, la riduzione del debito – ha ribadito – resta l’obiettivo prioritario del governo ed è fondamentale per la fiducia dei mercati.

Padoan ha poi anticipato che il governo è già al lavoro per sterilizzare le clausole di salvaguardia del 2017, che valgono lo 0,9% del PIL e che verranno disinnescate attuando la “manovra alternativa” che verrà definita nei prossimi mesi.

Ieri, Bankitalia si era espressa positivamente sul DEF, avvertendo però l’esistenza di rischi, connessi al peggioramento del quadro economico a livello europeo. 

Un giudizio prudente sul DEF è stato pronunciato anche da Confindustria, che rilancia sulla necessità di attuare le riforme, affermando che “non basta annunciarle e nemmeno approvarle in Parlamento: occorre attuarle”. Secondo il direttore Centro studi di Confindustria, Luca Paolazzi, negli ultimi anni, le riforme sono state “pianificate e in larga parte già realizzate”, ma questo è un un processo che “non può ne fermarsi ne rallentare ora”.

Quanto alle stime di crescita contenute nel DEF, il responsabile di Confindustria afferma che “per quanto realistiche e condivisibili come previsioni, questi ritmi di crescita appaiono insoddisfacenti per ripristinare livelli di occupazione e redditi pre-crisi” e rilancia sul tema degli investimenti, affermando che “preoccupa che, al momento, la quota di progetti effettivamente in esecuzione sia ancora molto limitata”.  

Più critici i sindacati, che hanno puntato il dito contro l’assenza di un confronto sui temi del lavoro e contro l’idea del governo di privilegiare e potenziare la contrattazione di secondo livello, sovvertendo un “sistema in cui i ruoli dei livelli contrattuali sono ben distinti e dedicati”. Così si sono espresse la Cgil, Cisl e Uil in audizione sul DEF.

La Cisl ha anche sollecitato il governo a fare maggiori pressioni sull’UE, per spuntare una maggiore flessibilità e superare i limiti e vincoli troppo rigidi fissati dal fiscal compat. E’ d’accordo anche la Uil, che ricorda la necessità di avere un “piano per la crescita di durata almeno triennale” per favorire gli investimenti pubblici e privati ed intervenire su temi cruciali come la riforma del sistema pensionistico.

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