Il decreto salva-banche fa la prima vittima. Gelo tra Roma e Bruxelles

(Teleborsa) – Non si placano le polemiche sul decreto salva-banche recentemente approvato dal Governo e subito messo in atto per salvare dal crack CariFerrara, CariChieti, Banca Marche e Banca Etruria.

Ad alimentarle i particolari della morte di un pensionato di Civitavecchia. L’uomo si è impiccato lo scorso 28 novembre lasciando una lettera nel proprio PC nella quale spiega che ad indurlo a quel gesto estremo è stata la disperazione per aver perso 110 mila euro di risparmi presso la Banca Etruria.

Le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori hanno chiesto al procuratore capo di Civitavecchia di aprire un’indagine per verificare se il decreto sulla risoluzione delle 4 banche sia “compatibile con le norme penali e con la Costituzione”.

Intanto continua a risuonare il botta e risposta tra Roma e Bruxelles sulla contestata misura. In un’audizione presso la Commissione finanze della Camera il capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo ha dichiarato che la Banca d’Italia avrebbe voluto usare il Fondo interbancario di tutela dei depositi per salvare le quattro banche dal fallimento. Questo avrebbe evitato il sacrificio di molti risparmiatori, ma la Commissione europea ha bocciato la proposta.

Non solo: “senza il decreto legge e senza l’intervento di risoluzione saremmo andati dopo il primo gennaio 2016 inevitabilmente verso il bail-in dei quattro Istituti, intaccando anche i risparmi dei correntisti sopra i 100 mila euro e gli obbligazionisti ordinari” ha spiegato Barbagallo.

Nulla di più falso, ribattono da Bruxelles: un documento della Commissione che dovrebbe essere presentato oggi all’ora di pranzo rivela che lo stesso organismo dell’Unione Europea aveva prospettato tre possibili soluzioni: il salvataggio con fondi privati, il ricorso al fondo di tutela e il ricorso al fondo salva-banche, che è la strada scelta dal Governo. Ad ogni modo, si tiene a precisare, sono state le autorità italiane ad optare per il fondo salva-banche.

Altra fonte di polemiche sono i compensi ai top manager: sembra infatti che i vertici delle banche salvate costino in tutto 2,4 milioni di euro l’anno.

Tutto questo mentre l’opinione pubblica continua a chiedersi: “le autorità di vigilanza dov’erano mentre quattro banche affondavano portando con se’ soldi e i risparmi di una vita di migliaia di persone?”

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