IEA, mercato petrolifero sotto pressione se OPEC+ non aumenta offerta

(Teleborsa) – Dopo due mesi consecutivi di calo, la domanda mondiale di petrolio è aumentata di circa 3,2 milioni di barili al giorno (MB/giorno), a quota 96,8 MB/giorno, nel mese di giugno. È quanto si legge nell’Oil Market Report del mese di luglio dell’IEA, l’Agenzia internazionale dell’energia. L’organizzazione sottolinea che “la solida crescita economica globale, l’aumento dei tassi di vaccinazione e l’allentamento delle misure di restrizione contribuiranno a sostenere una più forte domanda mondiale di petrolio per il resto dell’anno”. Ora l’IEA prevede che la domanda mondiale di petrolio aumenterà di 5,4 MB/giorno nel 2021 e di 3 MB/giorno nel 2022, anche se la recrudescenza di casi Covid in un certo numero di Paesi rimane un rischio al ribasso per le previsioni.

Lo stallo dell’OPEC+, con l’organizzazioneincapace di raggiungere un accordo nel meeting di inizio mese, ha come conseguenza il fatto che, fino a quando non sarà raggiunto un compromesso, le quote di produzione rimarranno ai livelli di luglio. “In tal caso – scrive l’IEA – i mercati petroliferi si restringeranno in modo significativo poiché la domanda si riprenderà dal crollo indotto dal Covid. L’eccedenza delle scorte petrolifere globali che si è accumulata lo scorso anno è già stata eliminata, con gli stock dei Paesi OCSE ora ben al di sotto delle medie storiche”.

In tutto ciò, le raffinerie stanno aumentando rapidamente la produzione per soddisfare la domanda più elevata. Perciò il terzo trimestre del 2021 potrebbe vedere il più grande prelievo di stock di greggio in almeno un decennio, secondo le stime dell’IEA. Anche le scorte di prodotti lavorati sono destinate a diminuire con la ripresa dei viaggi. La somma di un’offerta limitata e di una domanda in ripresa potrebbe porre ancora più pressione sui prezzi, con conseguenze potenzialmente negative: “mentre i prezzi a questi livelli potrebbero aumentare il ritmo di elettrificazione del settore dei trasporti e aiutare ad accelerare le transizioni energetiche – si legge nel rapporto – potrebbero anche ostacolare la ripresa economica, in particolare nei paesi emergenti e in via di sviluppo.

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